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  19 Dicembre 2018
03/08/2014 di Annarita Mazzei

Alcune vicende nella decorazione della Chiesa del Gesù.


La Compagnia del Gesù, approvata da Paolo III nel 1540, iniziò le proprie committenze artistiche nella seconda metà del XVI secolo. Le pitture di committenza dei gesuiti fino al 1600 dimostrano che non vi era alcun interesse estetico.
La politica adottata dall´ordine in merito alla questione delle immagini discussa nella XXV sessione del Concilio di Trento, sembra richiamare le parole di S. Basilio:« i pittori fanno per la religione tanto con i loro quadri, quanto gli oratori con le loro eloquenze».
La Compagnia, impegnata attivamente nella conversione degli infedeli e nella difesa dell´autorità pontificia, grazie alla concessioni del cardinale Alessandro Farnese, nipote di Paolo III, iniziò la costruzione della chiesa del Gesù, ad opera dell´architetto Vignola. La decorazione della chiesa iniziò dopo il 1580.
Il programma ornamentale delle cappelle, sebbene fossero state vendute a cittadini romani, fu diretto dai gesuiti, definito da un preciso carattere concettuale più che di ornamento: docere et permovere. La decorazione delle cappelle prende parte ad un vasto programma iconografico che sottintende i dettami esposti dal fondatore dell´ordine, S. Ignazio, negli Esercizi Spirituali.
La Cappella dei SS. Apostoli appartenne inizialmente a Paolo Morelli, che stanziò i fondi per la decorazione. Successivamente fu dedicata a S. Francesco Borgia, tra i primi seguaci di S. Ignazio e presenta una pianta a croce greca e la volta ellissoidale e fu affrescata tra il 1° settembre 1585 e il maggio del 1587. Insieme alla cappella dedicata a S. Andrea, costituisce un elogio ai primi seguaci e diffusori della parola di Cristo, affermando il primato della Chiesa sull´eresia, grazie all´attiva opera dei missionari.
Nel pannello maggiore della lunetta, affiancato da due più piccoli, sulla parete sinistra della Cappella è raffigurato il Martirio di S. Pietro con ai lati le figure della Fede e della Speranza, mentre sulla parete opposta troviamo il Martirio di S. Paolo, fiancheggiato da Religione e Carità. La raffigurazione delle virtù teologali, ricorda il continuo richiamo di Paolo nelle sue lettere. Nella volta è raffigurata la Pentecoste con le quattro figure cardinali, come chiaro riferimento all´opera apostolica su ispirazione divina. La decorazione suddetta è opera di N. Circignani detto il Pomarancio.
L´intervento del Circignani è documentato nel Libro delle spese fatte nella Chiesa per le cappelle dal 1584 al 1590, collocato tra le rubrichelle relative alla sacrestia, in cui i pagamenti risultano effettuati in otto rate.
Le pitture del Circignani sono semplici e dettagliate. Nel Martirio di S. Pietro, Circignani guarda al medesimo soggetto descritto a S. Stefano Rotondo, in particolare alla figura centrale e alla posizione della croce. Ma i personaggi sono arrangiati più abilmente. Nel Gesù sposta l´asse della croce all´esatto centro e le figure si pongono alla croce in diverso modo. Il corpo di Pietro naturalmente riflette la forma del legno, così il gesto dei due esecutori ne richiama la geometria, creando un movimento rotatorio come nella Cappella Paolina. Nel Martirio di S. Paolo le due figura affiancate servono per bilanciare l´intera scena, il cui fulcro è rappresentato dall´esecutore e dalla colonna dietro di lui. Il santo è spostato dal centro. Non c´è nessuna scena di riferimento a S. Stefano Rotondo per il Circignani. Ma le pose di Paolo e dell´esecutore richiamano i martiri realizzati dallo stesso a S. Tommaso di Canterbury.
Di fronte alla cappella dei SS. Pietro e Paolo, troviamo quella dedicata a S. Andrea, in onore del piccolo oratorio che esisteva sul sito.
In una miscellanea conservata nell´archivio della Chiesa, leggiamo che la «Signora Salustia Cerrini moglie al Signor Ottavio Crescenti…comprò et ornò, mentre viveva, con molta spesa la Cappella di S. Andrea Apostolo». Dal medesimo documento apprendiamo che «firono finiti di pagare nel presente anno 1601, scudi 3790…in pitture, stuccature, in dorature e ogni altra opera fatta per il servizio della cappella».
La decorazione della cappella fu affidata ad A. Ciampelli, che realizza nella pala d´altare il Martirio di S. Andrea. L´opera è l´unica tra quelle dei nove altari delle sei cappelle, a non essere stata sostituita nel corso del 1600.
La formazione fiorentina del Ciampelli ritorna nei colori caldi e nella cura dei dettagli. Baldinucci afferma che Ciampelli, pur dando alle sue figure un efferato dinamismo, equilibra le masse secondo uno schema simmetrico, manifestando le influenze dello stile bolognese. L´opera ebbe un influente successo, dovuto anche alla sua collocazione nel Gesù, tanto da ispirare pittori di portata maggiore del Ciampelli, come il romano Andrea Sacchi.
Qui il tema sulle missioni apostoliche è più chiaramente espresso. Il Martirio del Santo dipinge in realtà il momento di poco antecedente che il martirio stesso. Infatti c´è una distanza notevole tra il Santo e il suo esecutore. L´immagine più che la narrazione di un evento sembra essere un invito alla meditazione.
 
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