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  19 Dicembre 2018
13/10/2014 di Alessia Brescia

Escher, tra natura e geometria



Nella splendida cornice del Chiostro del Bramante a Roma è in corso fino al 2 Febbraio 2015 la mostra dedicata ad uno dei più celebri artisti contemporanei del secolo scorso. Maurits Cornelis Escher, incisore e grafico olandese.

La mostra raduna le sue opere più rappresentative. Suddivise in cinque sezioni, sono esposte più di 130 opere che coprono un arco temporale che va dalle prime incisioni raffiguranti i paesaggi Italiani all´ultima silografia del 1969, intitolata Serpenti.
L´illuminazione della mostra, curatissima, risucchia l´osservatore in una sorta di percorso interattivo, punteggiato da un allestimento di giochi che consentono al profano di penetrare meglio nell´universo di leggi matematiche e geometriche che regolano l´illusione ottica escheriana. Dell´organizzazione della mostra si è interamente occupato lo storico dell´arte Marco Bussagli.
Escher non può essere riconducibile ad un data corrente artistica, non è catalogabile, la sua arte è qualcosa di puro, di astratto. La sua opera non ha precedenti, poiché nessuno studio artistico è mai stato cosi scrupolosamente dettagliato. Per tale ragione, essa può essere definita come processo artistico concettualizzato attraverso amplissimi studi matematici e, benché le sue opere siano personalissime e assolute, costellato di riferimenti storico-artistici che affondano le proprie radici nel lontano Medioevo, in quella minuziosa, metafisica descrizione del mondo che fu dell´arte fiamminga.
Se fino ad Escher abbiamo conosciuto la realtà figurativa su di un piano bidimensionale, dove la terza dimensione veniva ricreata in maniera puramente illusoria, con quest´artista visionario la percezione dello spazio diviene incerta e ambigua. Per tale ragione, Zenon Kulpa ha felicemente definito gli elementi che popolano lo spazio escheriano come "oggetti impossibili" . Se provassimo a realizzarli, infatti, ci troveremmo dinanzi a contraddizioni irrisolvibili. È stato notato che anche l´arte fiamminga ha espresso la necessità di creare spazi ambigui ma plausibili, in accordo con l´idea che il fine ultimo dell´opera fosse quello di raffigurare le Sacre Scritture per stimolare nello spettatore il senso della fede in Dio. Si pensi, ad esempio, al Giudizio finale di Jan van Eyck, dove la collocazione degli oggetti nello spazio non può essere reale, ma viene modificata per dare un senso descrittivo di ciò che si vuole raccontare.
Molte opere di Escher possono essere ricondotte agli studi dell´arte fiamminga, in particolare quelli inerenti agli oggetti sferici e curvilinei, laddove l´immagine viene rivelata attraverso specchi convessi. È il caso di una delle più note e suggestive opere di Escher, Mano con sfera riflettente (1953). La mano dell´artista diventa il mezzo attraverso cui entrare in contatto con l´immagine, in un eterna e disorientante dialettica tra realtà e riflesso, tra pittore e spettatore e, anche, tra passato e presente, nella rivisitazione di un tema che ci ricorda anche, tra gli altri, Autoritratto allo specchio convesso (1523-1524) del Parmigianino.
Su Escher ebbero anche una grande influenza gli innumerevoli viaggi in Spagna, dove la moschea di Cordoba, l´Alhambra, la fortezza araba di Granada gli svelarono la meticolosa e onirica trama dell´arte moresca, che tanta parte avrà negli studi condotti dal pittore sulla divisione regolare del piano, dove le figure si susseguono una dopo l´altra come quadri di una scacchiera. Possiamo ammirarne il risultato compiuto in una delle più celebri xilografie a quattro colori, Metamorfosi II (1939-40), nel quale le immagini vengono costruite sistematicamente nell´intento di scomporre la superficie pittorica in maniera regolare.
Il tema delle metamorfosi è antecedente a Escher. Anche in questo caso, possiamo riconoscere un´ispirazione fiamminga, quella di Hieronymus Bosch. Il tema del susseguirsi di immagini in continua mutazione del Trittico delle tentazioni (1505-1506 circa) sarà infatti costantemente rievocato da Escher. Le sue opere immense e complicatissime suscitano innanzi tutto una domanda: puro calcolo matematico , illusione ottica, oppure oltre queste figure assurde e straordinarie si nasconde un messaggio, un simbolismo recondito? Escher stesso dirà che nelle sue incisioni egli non ha voluto immettere nulla di metafisico, nulla di trascendete, aggiungendo tuttavia che la perfezione della natura gli ha svelato qualcosa che va oltre l´uomo e oltre la realtà che esso percepisce. Ecco ciò che la sua arte ha incessantemente cercato di riprodurre.

 



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