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  15 Dicembre 2018
21/10/2014 di Jessica Ricci

Tragico e monumentale, classico e contemporaneo: Mario Sironi si racconta al Vittoriano

Mario Sironi
Mario Sironi "L'architetto" 1922
Un artista dalle mille sfaccettature, un pittore che passa attraverso molteplici stili rendendo il suo operato straordinariamente variegato e interessante : Mario Sironi è il protagonista del Complesso del Vittoriano dal 4 ottobre 2014 all´8 febbraio 2015 nella mostra che porta il suo nome, Mario Sironi 1885-1961.
Artista a tutto tondo, oltre ad essere pittore Sironi è anche scultore, architetto, illustratore, scenografo e grafico. Attraverso l´esposizione di novanta dipinti e numerosi bozzetti, riviste e un importante carteggio con il mondo della cultura del Novecento italiano, la mostra rende assolutamente giustizia all´operato del pittore, riuscendo a proiettare lo spettatore nella dimensione sironiana; una dimensione profondamente suggestiva e caratterizzata da forza, determinazione, grandezza, originalità, drammaticità e ricerca dell´espressività.
L´operato pittorico e artistico di Sironi passa attraverso una pluralità di stili e la mostra riesce a descrivere con precisione ogni singola fase attraversata dall´artista, accompagnando lo spettatore in un percorso espositivo organizzato in base alla biografia di Sironi e al periodo storico-politico di riferimento. Nella fase giovanile (primo decennio del Novecento) l´artista è chiaramente influenzato da correnti simboliste che saranno tuttavia presto superate da un periodo futurista. Dopo aver abbandonato gli studi universitari di ingegneria Sironi decide di iscriversi alla Scuola Libera del Nudo in Via Ripetta, a Roma: è in questo periodo della sua vita che incontra Boccioni e Severini, pilastri del futurismo italiano e dal 1913 in particolare comincia ad avvicinarsi alla pittura futurista. Rispetto alla fase giovanile della sua pittura, le pennellate si fanno più rapide ed incisive, la tela si trasforma in un trionfo di dinamicità e colori vivaci, brillanti: opere quali " Testa" (1913), "Il camion" (1914-15), "Il ciclista" (1916) "Il tram" (1920) ne sono chiare dimostrazioni e rappresentano l´inizio di una fase in cui lo stile dell´artista è una manifestazione illustrativa dinamica e potente. Progresso, movimento, modernità, velocità: sono queste le tematiche portanti dell´arte sironiana nella sua fase futurista, in uno stile caratterizzato da visioni simultanee, ricerca volumetrica, linee di forza, energia ed estrema vitalità.
Segue a questa fase un momento metafisico dell´arte sironiana in cui il pittore, particolarmente suggestionato dall´opera di Carrà e De Chirico, rappresenta una dimensione che riscopre la tradizione per andare oltre la realtà ordinaria, oltre la storia contemporanea. Siamo nel 1919 quando Sironi dipinge "La lampada", l´interno metafisico per eccellenza, in cui un manichino da sartoria allunga la mano inumana verso la lampadina del lume in una cupa stanza dalle forme geometriche e aguzze, dove sono protagoniste misteriose trame cromatiche che danno al dipinto un senso di sospensione fuori dalle logiche spazio-temporali. Appartiene a questa fase il ciclo dei dipinti che rappresentano paesaggi urbani e periferie: "Paesaggio urbano" (1920) e "Cavallo bianco e molo" (1920-21) ne sono chiari esempi. Pervasi da un´angosciosa solitudine, i paesaggi urbani di Sironi non conoscono abbellimenti e graziosità, ma soltanto un´incessante ricerca volumetrica che li rende luoghi fuori dal tempo, immobili e silenziosi, atmosfere ovattate e cupe caratterizzate da un sentimento malinconico.
Nel 1922 Sironi è tra i fondatori del gruppo Novecento Italiano, del quale è il massimo esponente: questo segna per l´arte sironiana una nuova fase, all´insegna di un rinnovato classicismo. Nel 1924 partecipa alla Biennale di Venezia col gruppo novecentista (ribattezzatosi "Sei pittori del Novecento") ed espone quattro dipinti incentrati sul tema della figura, tra cui "L´architetto" (1922-23) che resta fra i suoi massimi capolavori.
Percorrendo la mostra, è impossibile non rendersi conto di quante fasi abbia attraversato la pittura sironiana: siamo alla fine degli anni Venti quando l´artista abbandona i tratti nitidi della stagione novecentista attraversando una fase espressionista. Visibile nel dipinto "Il pescatore" (1930), la crisi espressionista di Sironi lascia lo spettatore disorientato davanti alla tela: le pennellate sono nervose, veloci, sintagmatiche e violente; i colori cupi; la figura del pescatore lascia trapelare una profonda drammaticità interiore. E´ da questo momento che Sironi lascerà da parte per circa un decennio la pittura da cavalletto per dedicarsi completamente alla pittura murale, che rappresenta per lo stesso un modo del tutto nuovo di pensare e vedere l´arte, una sorta di "arte per il popolo"; in questi anni gli vengono commissionate opere monumentali come mosaici, affreschi e vetrate per opere ed edifici pubblici (come il Palazzo di Giustizia di Milano o l´Aula Magna dell´Università di Roma). La pittura murale rappresenta per Sironi e per l´arte italiana un momento significativo e nella mostra lo spettatore riesce a rendersene conto in quanto a questa fase è dedicato ampio spazio visivo e sono presenti capolavori come "Lavoratore" (1936) e "L´Impero" (1936), che rappresentano alla perfezione la maestosità della pittura murale sironiana.
La mostra prosegue con il ritorno al quadro negli anni Quaranta: in questa fase Sironi dipinge riprendendo alcune delle tematiche trattate in gioventù, come ad esempio i paesaggi urbani. I dipinti "Paesaggio con albero" (1943) e "Paesaggio urbano" (1942-43) comunicano allo spettatore un profondo senso tragico e drammatico: Sironi in questo periodo rende la sua tela specchio di ciò che sta attraversando interiormente. Amareggiato per il crollo delle sue illusioni civili e politiche, si aggiunge il dolore per la perdita di sua figlia (1948), suicida all´età di diciannove anni. Queste esperienze negative trovano riscontro nelle tele di Sironi caratterizzate, nell´ultimo periodo, da un´estrema frammentarietà delle forme: apice di quest´ultima fase è il dipinto "Apocalisse" (1960), nel quale l´artista riesce ad evocare un senso di negatività e strazio tramite l´utilizzo di due colori potenti ed incisivi, il rosso e il nero, e il sovrapporsi di figure umane geometriche, aguzze, nervose, prive di umanità, metafore di un´esistenza travagliata.
Questo è il percorso che la mostra suggerisce allo spettatore, un percorso che passa attraverso molteplici fasi pittoriche; molto incisiva è anche la presenza di una stanza nella mostra interamente dedicata alla collaborazione tra Sironi e la Fiat, che iniziò nel 1930 e terminò nel 1955 con l´ultima pubblicità della Fiat ‘600. Ulteriore dimostrazione della versatilità dell´artista, che oltre a uno straordinario pittore si rivela essere un grande illustratore e bozzettista.
Picasso disse di lui: "Avete un grande artista, forse il più grande del momento e non ve ne rendete conto". Percorrendo le stanze della mostra possiamo dire che è davvero così: Mario Sironi è stato un artista di fondamentale importanza nella storia dell´arte italiana del Novecento.

GALLERIA FOTOGRAFICA
Mario Sironi L'architetto 1922 Mario Sironi Mario Sironi
 
 
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