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  19 Dicembre 2018
29/10/2014 di Demetrio Minuto - Marco Minuto

La Pinacoteca di Visso

Chiesa di Sant'Agostino 1339, Visso
Chiesa di Sant'Agostino 1339, Visso
Continuando nella scoperta di pittori, pinacoteche, musei o chiese con dipinti di pregio ma di autori o sconosciuti o poco noti, mi appresto alla visita della Pinacoteca di Visso.
Preciso subito che la Pinacoteca è soprattutto conosciuta per ospitare alcuni manoscritti autografi di Giacomo Leopardi che vennero acquistati nel 1869 dal Sindaco di Visso G. B. Gaola Antinori. Tra questi l´Infinito.
La Pinacoteca è ospitata nella già chiesa di Sant´Agostino edificata nel 1339, chiesa che si fa apprezzare per tante ragioni, vuoi per la stupenda pietra bianca autoctona di grande effetto e splendore, sia per ospitare nella parte centrale un bel rosone con portale ogivale di stile gotico senza nulla lasciare all´esagerazione stilistica. La stessa era parte del convento degli Agostiniani, centro di cultura e di studio.
Posizionata alla fine della piazza principale, costituisce per il tipo di pietra utilizzata, bianca autoctona, come già detto, quasi un tutt´uno con la bellissima Chiesa della Collegiata posta lateralmente, entrambe in una splendida piazza rinascimentale, ricca di affreschi murari alcuni dei quali riferibili al pittore Paolo da Visso, del quale ebbe a scrivere su questa rivista l´ottima Irene Piroli. Altri e diversi affreschi nella Collegiata li attribuirei anche per la loro primitività espressiva a qualche dilettante longobardo. Peraltro i petraioli o artisti dell´alta padania, quali i lombardi o addirittura luganesi in epoca successiva furono massicciamente presenti in zona, stante che anche la loro esperienza nel trattamento della pietra, fu di somma utilità per edificare sempre in zona, il particolarissimo Santuario di Macereto e dintorni, meta peraltro di pellegrinaggio che da Visso porta a Macereto e Loreto, luoghi di culto di fama ed interesse nazionale e internazionale.
Tratterò, come in un viaggio esplorativo, dei quadri o dei lavori lignei presenti nella pinacoteca, lasciando ad altri il commento sui documenti del Leopardi, meta di tanti turisti, peccato non vi sia la traduzione in inglese degli stessi.
Peccato ancora più grave che il sistema di illuminazione non dia ragione a quanti si sono adoperati per ospitare nella pinacoteca dipinti, affreschi o lavori in legno reperiti nel vicino territorio quali il borgo di Mevale, di Fematre, di Ussita, di Castel Sant´Angelo sul Nera, nella frazione di Borgo Sant´Antonio etc…
Ma veniamo ai dipinti esposti in legno o pietra che più degli altri hanno suscitato il mio interesse.
Per semplicità esporrò gli stessi, numerandoli:

Le fotografie in ordine di trascrizione si trovano alla fine dell´articolo. Meritano di essere investigate con attenzione oltre che per la bellezza delle stesse, al fine di una corretta condivisione o meno dell´articolo.
  • Crocefissione con S. Monica, Sant´Agostino e San Nicola da Tolentino.

Il quadro è datato, nonché attribuibile in quanto riporta la scritta "Camillus fecit AD" 1574 (figura 1).
Camillo Angelucci insieme al fratello Gaspare, furono i pionieri della scuola Mevalese, borgo stupendo nei pressi di Cerreto di Spoleto. Borgo che ospita una chiesa particolarissima di cui abbiamo già parlato nella rivista "Ilfogliodellarte.it". La bottega degli Angelucci per quasi un secolo produsse, dopo l´esperienza romana, egregie pitture, affreschi, tabernacoli, lavori in legno.
Come tutta la pittura umbro-marchigiana dell´epoca, vedasi ad esempio Gentile da Fabriano, era essenzialmente arte frutto di devozione ed iconoclastica che nulla o poco lasciava a scene di vita comune. Dico umbra marchigiana anche ed in quanto alcuni di questi borghi, quali la stessa Visso, facevano parte del territorio umbro.
Pittura influenzata da territori sotto lo stretto dominio papale, così lontani dalla pittura del resto dell´Europa. Si intravedono al contrario sintonie con la pittura veneta o di alcune botteghe d´arte all´epoca operanti a Roma.
Il dipinto si fa notare in positivo per l´uso vivace e appropriato del colore, mentre criticabile forse per un errore di prospettiva, la statura del Cristo rispetto a Santa Monica, Sant´Agostino e San Nicola da Tolentino. Nella parte alta del quadro, poco visibile dalla fotografia, una madonna con bambino con accanto altri due puttini, forse a stemperare la monotonia ed il manierismo presente nell´immagine centrale.
  • Sempre per restare nell´ambito dei Mevalesi, va ricordata l´edicola Lignea presente anche il Santo Paolo, di Gaspare Angelucci (figura 2).
Il dipinto olio su tavola risultante purtroppo mancante della parte centrale, è poco visibile nella prima parte dell´edicola.
Varrebbe peraltro la pena che fosse oggetto di restauro per valorizzare la parte bassa riproducente tre interessanti scene di devozione.
  • Continuando nell´ambito dei Mevalesi, la pinacoteca offre dello stesso Gaspare Angelucci, un dipinto su tavola raffigurante la Madonna con il Bambino e i Santi Sebastiano e Andrea (figura 3).

La rappresentazione è datata "Gaspar Mevalanus faciebat" 1538. Lo giudico uno dei migliori lavori degli Angelucci presenti nella Pinacoteca, unitamente a quello che commenteremo in appresso.
Splendido il Bambino tra le braccia della Madonna. Nulla concesso alla fissità, il Bambino è vero e reale, giustamente inquieto come tutti i bambini. Di buona fattura lo stupendo corpo di S. Sebastiano, quanto rigida e inquietante la figura di S. Andrea. Forse Angelucci aveva esagerato in riferimenti Raffaelleschi spingendosi oltre. Ottimo il cromatismo direi più di scuola veneziana che della scuola del Raffaello.
  • Ma arriviamo al capolavoro, a mio parere, della famiglia Angelucci (figura 4), la cd Pala con Tabernacolo, lavoro firmato e datato. Troviamo infatti inciso Gaspar Angelucci et Camillus eius filius de Mevale Vissi opus faciebant 1549.
Il dipinto, olio su tavola, è presente con una cornice stupenda in piena sintonia con il resto del dipinto .
Nella parte superiore vi è un arco a lunetta. Il Padre Eterno reca un manto rosso ed è accompagnato da angeli e bambini in festa. Nel dipinto centrale vi è di tutto. In uno splendido tripudio di colori, compaiono la Resurrezione, la Pentecoste e l´Assunzione. Non manca lo Spirito Santo sotto forma di colomba così come le figure austere di alcuni apostoli oltre la cena di Emmaus e l´apparizione di Cristo alla Maddalena.
La cromaticità è veramente stupenda, così come del tutto originale, ma assolutamente consono agli Angelucci è l´innesto di un tabernacolo in una tavola dipinta ad olio, anche a ricordarci che gli Angelucci erano ottimi intagliatori del legno, così come i lombardo-vissani nella pietra.
È un lavoro che meriterebbe di essere conosciuto.
Dal punto di vista iconoclastico, non manca nulla, senza che un´immagine confligga con le altre.
Stessa considerazione per la scelta dei colori.
  • Restando alla bottega degli Angelucci, troviamo la Crocifissione e Santi (figura 5). La tavola raffigura il Cristo crocefisso in misura non proporzionata a quella degli altri figuranti, quali la Madonna e San Giovanni Evangelista.
Inginocchiata troviamo la Maddalena e vari Santi con il volto che va dallo stupore al dolore. Dolore sicuramente rappresentato quale del tutto straziante e sconvolgente.
Sotto il dipinto si trova la dicitura "Camillus Angelutii fecit" 1583.
Fantastico comunque il cromatismo. Stante la datazione, è probabilmente una delle ultime opere del Camillo, influenzata nello stile delle raffigurazioni, dalle sue importanti visitazioni romane e umbre, quali quella del Pinturicchio, anche se nel colore e nel suo uso ritroviamo tratti della scuola veneta del periodo.
  • Al dipinto (figura 6), troviamo una bella "Annunciazione" di Giovanni Battista da Norcia. Trattasi di lavoro tempera su tela, proveniente dalla Pieve di Mevale e anche questo è un particolare che lascia qualche dubbio sulla sua attribuzione.
Il dipinto è del 1500 e lo si ricava dalla scritta IBA Pi 1500, altro elemento di disturbo per l´attribuzione a Giovanni Battista da Norcia.
Di grande rilievo la figura dell´Angelo dai tratti somatici, forse contraddittori, con volto dolce e mano direi rude e nodosa, ma con una veste coloratissima, così come la veste della Madonna inginocchiata al badalone, sul quale spiccano due libri, unitamente ad un leggio, su cui compare un ulteriore libro.
Poca proporzione tra la figura dell´Angelo e quella della Madonna, ma questa asincronia si fa perdonare con l´intensità del paesaggio con case ottimamente sagomate, oltre le spalle dei due principali personaggi.
Anche in questa tela il cromatismo riporterebbe alla scuola veneta del Lippi figlio, cioè Filippino ed al Botticelli.
  • Passiamo ad altro dipinto olio su tela "La deposizione" che nella pinacoteca è attribuito ad Antonio Viviani fine XVI secolo. Dipinto che si fa apprezzare per il dinamismo degli interpreti, ciascuno intento a fare qualche cosa in un contesto di disperazione.
Molto bella la scena della Maddalena che soccorre la Vergine. Il tutto in un contesto di meteo ingeneroso, vedasi come le vesti si muovono smosse da un vento di tempesta forse quale presagio di disgrazie. Vi è in tutta l´opera un accentuato manierismo, quasi un annuncio del barocco.
La tela secondo quanto descritto in Pinacoteca, dovrebbe provenire dalla scuola del Barocci, famoso per le opere realizzate nel suo lungo soggiorno a Roma.
Il pittore, al quale è attribuita l´opera, è stato anch´esso molto presente a Roma e nelle Marche dove i suoi dipinti possono essere apprezzati al Duomo di Urbino ed alla Cattedrale di Ancona.
  • Adesso vaghiamo su altri dipinti di scuole, sempre dell´Appennino Umbro Marchigiano Emiliano, opere minori di due validissimi autori, i fratelli Simone e Gianfranco De Magistris di Caldarola.
Il dipinto di Simone e Gianfranco De Magistris (figura 8), olio su tela incorniciato in un altare del tutto barocco dal gusto dubbio, ritengo che originariamente fosse diversamente incorniciato, raffigura la classica iconografia postconciliare tanto devozionale quanto devastante per chi soffre di umana depressione.
La solita Madonna con il bambino con la parte bassa che rappresenta S. Gregorio Magno.
Il tutto in un tripudio di fiamme con un angelo in aiuto ad un´anima purgante. Il contesto depressivo viene allievato da un angelo a cui guarda il bambino. Forse è li posizionato per ricordare che il purgatorio è espiazione dei peccati.
Quadro assolutamente privo di originalità il quale comunque si fa apprezzare non per la convenzionalità del tema, ma per l´accuratezza e professionalità della mano dello o degli autori, in cui vi è rispetto della proporzione dei personaggi sistemati in una logica prospettiva del tutto convincenti.
I De Magistris di Caldarola in verità pur operando verso la metà del 1500 e quindi in un contesto di ortodossia, perlomeno per i pittori considerati minori, sono stati capaci di produrre ben altri dipinti con ben altro cromatismo, pur nulla concedendo a temi fuori dal classicismo iconoclastico postconciliare. Per altro al Simone era stata commissionata la pittura dell´abside della Chiesa di Macereto.
Proprio per questa ragione e se si ragiona su questo filone storico, le loro proposte meritano il massimo dell´attenzione anche perché prodotte in un contesto montanaro e contadino che poco poteva sposarsi con una diversa proposizione, anche probabilmente per la tipologia di committenza.
Per questo e per gli altri e diversi quadri dei De Magistris dico che gli stessi meritano una corretta attenzione, piaccia o meno la loro forse monotona proposizione dei soliti temi iconoclastici. Avevano comunque un bel pennello.
  • Arriviamo ad un dipinto olio su tela presumibilmente del XVII secolo raffigurante Maddalena ed Angeli (figura 9). La foto è priva della parte superiore dove si trovano uno stuolo di angeli un po´ avulsi dalla scena.
La Maddalena osserva pensierosa, sicuramente e sinceramente addolorata, un chiodo presumibilmente proveniente dalla croce di Gesù. Il volto della Maddalena esprime anche e soprattutto tanto rimpianto.
L´Angelo alato, il quale si frappone tra la Maddalena e l´altro Angelo che tiene in mano il chiodo, ha un viso stupendo quasi di un puttino su un corpo già da bambino.
Mirabili le ali che farebbero pensare alla riproduzione di altra tela del Guercino.
Il cromatismo con sottolineature marcate di blu e di rosso, colori tipici di quel periodo, è veramente di alta fattura.
La posizione del calice contenente l´olio santo ed il misticismo del paesaggio, ci inducono ad immaginare a ragion veduta, che l´anonimo pittore tanto anonimo non fosse. La tela non ha trovato comunque attribuzione certa.
  • Ma arriviamo al pezzo forte, cioè al dipinto di Orazio Gentileschi della prima metà del XVII secolo, raffigurante Madonna con bambino S: Giovanni Battista, S. Margherita e angeli (figura 10).
Diciamo subito che la tela è situata in un punto della Pinacoteca nella quale le luci mal posizionate non danno ragione alla bellezza del dipinto. La semplicità dei volti della Madonna e di Santa Margherita in adorazione del bambino, sono frutto di una composizione ricca di devozione ma anche verista.
La conferma la troviamo nelle sembianze altrettanto vere e semplici del bambino.
Il gioco dei colori è molto bello, nonostante l´infelice collocazione del dipinto.
Pregevoli le raffigurazioni dei due angeli, mentre direi scontata quella di S. Giovanni Battista.
Non nascondo che rispetto ad altre opere del Gentileschi, questa sia un´opera minore, ciononostante il fatto che la Pinacoteca ospiti un quadro di uno dei maggiori autori tra il 500 e il 600 è di sicuro prestigio.
Peccato che alla tela di Orazio la Pinacoteca non abbia avuto l´occasione di ospitare alcun dipinto della tribolata figlia Artemisia un vero genio dell´arte in un mondo che parlava al maschile.
  • Altra tela, olio su tela di notevole interesse, è quella attribuita a Domenico Alfani di Paride e comunemente identificata con la visita di S. Elisabetta alla Madonna.
L´Alfani sicuramente si formò alla scuola del Raffaello con il quale collaborò ad esempio al capolavoro della Vergine in trono con santi. Si registra da parte di storici accreditati, dell´avvenuta collaborazione in Umbria con il Rosso Fiorentino.
Il lavoro olio su tela, rappresenta una serie di personaggi in movimento o in attesa su di una scalinata con Maria che visita Santa Elisabetta o meglio, viceversa (figura 11). Di contorno nella scalinata una giovane in fase di riposo, una popolana con un bambino in braccio, un´altra che sembra esultare per la visita. Troviamo poi a destra S. Zaccaria e S. Luca.
Dipinto manierista con vivacità di colori, attento ai contorni architettonici, molto presente nella raffigurazione dei personaggi con una pregevole attenzione alla configurazione strutturale degli stessi per misura e coerenza di funzionalità.
È un dipinto di pregevole fattura, uno dei più belli ed interessanti esposti in pinacoteca.
  • La Pinacoteca presenta inoltre un dipinto olio su tela di tale Nicola Amatore di Jesi. Ai piedi del dipinto (figura 12) troviamo scritto "Nicolas Amator de Belvederio di Aesii faciebat" 1632. In esso è raffigurata la Madonna del Rosario ed alcuni santi.
Potrebbero essere San Domenico e Santa Rosa. Nella raffigurazione della Madonna del Rosario diciamo subito che si erano già impegnati, con risultati più efficaci, altri pittori di chiara fama quali Lorenzo Lotto, Federico Barocci, Carlo Cingani e lo stesso Caravaggio. Il dipinto ai lati riproduce i 15 misteri del rosario. Non mancano neppure gli angeli in posa per incoronare Maria.
In questo dipinto, diversamente dagli altri autori citati, le figure di San Domenico e Santa Rosa, sono ivi collocate per dare atto dell´incoronazione della Madonna con il bambino.
È un dipinto dal buon cromatismo che lascia poco spazio alla fantasia. Probabilmente era tale comunque da accontentare i desideri dell´ignoto committente.
  • Successivamente troviamo un dipinto olio su tela di Camillo Bagazzotti, pittore di Camerino anch´esso influenzato dal Lotto. Il quadro dell´ultimo quarto del XVI secolo, raffigura S. Abate ed i Cavalieri di Ussita. Ussita è una guaita a pochi chilometri da Visso. (figura 13) S. Antonio Abate fu un eremita egiziano che fondò il monachesimo cristiano.
La barba è ieratica. Importante ai piedi di S. Abate, la figura di due cavallerizzi. Figure di grande momento nella zona, in quanto dirigevano in inverno il flusso del bestiame dalle rocciose e rudi montagne della zona fino ai pianeggianti prati della maremma tosco-laziale.
Difficile interpretare le ragioni della devozione di questi cavallerizzi per S. Abate. Forse perché entrambi erano in perpetuo vagabondaggio. È solo un´ipotesi.
Dipinto interessante, in quanto a metà strada tra l´iconoclastia post conciliare ed una raffigurazione legata alla storia del posto. Volti di scarso interesse mancanti di intensità.
Strumentali al dipinto, ma funzionali allo stesso, i cavalli quale mezzo necessario a controllare il buon funzionamento della transumanza.
  • Dipinto olio su tela di Domenico Alfani (figura 14) che rappresenta l´adorazione dei Magi. Abbiamo già trattato dell´Alfani descrivendo il dipinto di cui alla figura 11. Sul tema si sono distinti autori di notevole caratura quali il Botticelli, Artemisia Gentileschi, il Bramantino, il Masaccio, il Perugino etc… oltre che autori esteri quali il Bruegel e il Durer.
Francamente il dipinto dell´Alfani non direi che esca male dal confronto con tanta ricchezza di artisti.
Per ricchezza di personaggi e qualità dello sfondo, ricorda soprattutto l´opera del Pontorno.
La ricchezza dei colori ed il contrasto tra gli stessi, quale scelta di un idoneo cromatismo lo avvicina anche al Lotto e a Gentile da Fabriano.
Semplice ma incisivo il volto della Madonna, interessante e plastico il movimento del bambino. Un´ottima opera, saggiamente illuminata e posizionata nella Pinacoteca.
  • Madonna con bambino tra i Santi Giuseppe e Giovanni Battista. Dipinto olio su tela (figura 15) raffigura un bambino vivacissimo non inespressivo come in tante altre opere con angeli anch´essi in movimento.
Il tutto in una combinazione di colori, come sempre, in quel periodo, prediletti, vale a dire il rosso e il blu. Il volto della Madonna è pensieroso quasi freddo, ma si riscatta con un amorevole gesto della mano con cui accarezza il piede del bambino.
Scartate improbabili attribuzioni al Crivelli o a Gentile da Fabriano, attribuirei il dipinto alle mani del Simone De Magistris di Caldarola direi all´ultimo periodo della sua opera od in alternativa a quella del fratello.
  •  Laterali di Polittico con Santi (figura 16).
Opera di Giovanni di Corraduccio pittore umbro di cui si conoscono affreschi e dipinti sia a Foligno che a Fabriano. Tempera su tavola della prima metà del XV secolo. Quadro evidentemente convenzionale.
Interessante il cromatismo a cui si aggiunge la particolare cura nella povera raffigurazione dei santi ai lati e la ricca raffigurazione del santo al centro.
Corretta è la postura dei personaggi. Preciso che taluni hanno attribuito l´opera a Paolo da Visso.
  • Madonna del soccorso dipinto olio su tela di Antonio Pellegrini. (figura 17).
Sul fondo del dipinto si legge "Anton Peregri Medionalensis pinxit" anno 1620.
Da non confondere con Giovanni Antonio Pellegrini anch´esso pittore di scuola milanese ma di nascita veneto, perlomeno dal momento che il Giovanni è di epoca successiva, oltre al fatto che lo stesso non segue il filone puro devozionale.
Il dipinto rappresenta la Vergine che impugna una clava per scacciare il diavolo che si vuole appropriare di un bambino. La madre implora l´aiuto della Vergine. Al lato opposto probabilmente è la figura del committente, come si legge sulla tela che si srotola dalla mano sinistra.
Buono il cromatismo e lo sfondo. Scontato tutto il resto, come il richiamo al manierismo devozionale di scuola romana o meglio dei pittori che soggiornavano a Roma, tipico dell´epoca.
  • E veniamo all´affresco di Paolo da Visso, il pittore forse più amato nella zona in quanto a Visso aveva una sua bottega dove credibilmente lavoravano più artisti e forse anche incisori e intagliatori.
Di Paolo da Visso "Il foglio dell´arte.it", rivista online, ha già mirabilmente scritto Irene Piroli.
Nella parte alta del quadro, dalla fotografia (figura 18) purtroppo non si vede, appare la figura dell´Eterno che lancia frecce contro il padiglione ai cui lati vi sono due splendidi angeli. L´Eterno doveva indubbiamente essere adirato. Difficile dire verso chi o che, in quanto il padiglione sembrerebbe coprire oltre la Vergine e il corpo martoriato di Gesù, anche il popolo Vissano. Notiamo, la fotografia purtroppo li inquadra parzialmente, i Santi Agostino e Nicola da Tolentino che reggono o meglio stendono la tenda probabilmente per proteggere i soggetti più in basso.
Allora forse si può ipotizzare che quelle frecce da un lato erano rivolte verso i vissani, forse perché storicamente troppo rissosi anche con i vicini, i quali peraltro avevano sposato la stessa religione, forse perché a metà quattrocento vi era stata qualche forma di stanchezza verso il papato. È chiaro sono tutte ipotesi.
Tornando all´affresco, troviamo poco sopra i popolani, due scritte che contengono tre distinte invocazioni in cui i vissani si professano peccatori e chiedono il perdono dell´Eterno e forse l´intercessione della Madonna.
Madonna dal volto giovane, umile, semplice e pensierosa con capelli fluenti che scendono sul corpo di Gesù.
Il tutto in tripudio di scene e di significati la cui natura è peraltro bene esplicitata dalle suppliche scritte. Interessante notare la presenza di due magistrati o forse notabili di Visso quali probabili mediatori tra le invocazioni del popolo vissano e l´ira dell´Eterno.
L´affresco tardo gotico contiene anche tratti rinascimentali. Ricordiamo che le opere di Paolo da Visso hanno trovato degna collocazione anche all´estero ad esempio in Provenza ad Avignone antica città papale nel "Musée du Petit Palais" ma anche in altre nazioni. A proposito delle frecce scagliate dall´Eterno, vi è chi sostiene che le stesse fossero dirette contro la maledizione della peste, vissuta quale malattia frutto anche del peccato e quindi epidemia espansiva la cui sconfitta richiedeva continua espiazione e lotta verso gli infedeli.
  • Sempre restando a Paolo da Visso, la Pinacoteca raccoglie anche una stupenda tavola di Madonna con bambino in trono al centro, ed al lato vari santi (figura 19). Tavola sicuramente devozionale che nella sua lucentezza e coerenza di cromatismi rappresenta il bambino in braccio ad una splendente Madonna.
Ci riporta ad altri pittori quali il Lippi, il Crivelli ed il lombardo Luini di cui è stata ottimamente organizzata una mostra a Milano nel Palazzo Reale. De Lippi e del Crivelli sappiamo che avevano anche operato nell´Appennino Umbro Marchigiano.
Un quadro del primo, cioè del Lippi fu da me trovato in una splendida chiesetta di Todiano, borgo vicino a Preci (Umbria) con l´ausilio di un chierico.
  • Concludiamo il percorso pittorico, tralasciando peraltro alcuni dipinti minori, con la "Crocefissione ed i Santi San Michele Arcangelo e Sant´Andrea (figura 20).
Un bell´affresco con un Cristo in croce di postura corretta, seppure non del tutto coerente con la raffigurazione laterale dei due Santi. Singolare la figura degli angeli che raccolgono il sangue di Gesù. Sangue che tinge anche le loro ali. Come sempre dominano le colorazioni in blu e rosso, quest´ultimo un rosso porpora. Inquietante ai piedi del Cristo, ottimamente in sovrapposizione a motivo del chiodo, la figura di un drago forse a rappresentare non tanto l´iniquità della crocefissione, quanto il desiderio di punizione degli infedeli, dei distratti, degli indifferenti.
Come precisato in premessa, la pinacoteca è di assoluto interesse non tanto per i dipinti che espone quanto per la presenza degli scritti originali del Leopardi. Contiene peraltro oggettistica di elevatissimo pregio, quali la croce astile comunemente detta di San Marco con smalti di arte gotica insieme ad altre croci in argento di epoca rinascimentale, unitamente a vari tabernacoli i più particolari quelli attribuiti alla scuola mevalese degli Angelucci di cui abbiamo trattato quale bottega di pittori.
Un cenno, merita peraltro la ricchissima raccolta lignea policroma di "Madonne con il bambino che coprono il periodo dal XIV secolo al XVII secolo.
Frutto della scuola locale vissana di intagliatori e petraioli specializzati nel lavorare sia il legno che la pietra tutto autoctona. Alcune di esse (figura 21) si fanno apprezzare oltre che per la tecnica applicata per il realismo della raffigurazione.
Altre risultano rappresentare madonne lignee con il bambino del tutto inespressive direi frutto di arte sostanzialmente primitiva (figura 22).
La pinacoteca è comunque meritevole di essere attentamente e pazientemente visitata.
Racchiude in se elementi pregevoli dell´arte umbro-bassa marchigiana insieme ad altre opere sicuramente influenzate dalla scuola veneta e dalle botteghe romane, dove, per ovvie ragioni di committenza, confluivano artisti da tutta Italia pur non esistendo una vera e propria scuola romana. Peraltro il detto popolare che tutte le strade conducevano a Roma, in quegli anni, era vero e reale, anche per il forte interesse della Curia e dei suoi Papi di riconquistare l´antico potere del tutto deteriorato nei secoli precedenti.
Leggasi in merito quanto riportato sul "foglio dell´arte.it" in merito alla mostra in Castel Sant´Angelo intitolata "I Papi della speranza".
È un vero peccato che la Pinacoteca di Visso non possa essere "investigata" con scritti presenti nella Biblioteca comunale, chiusa da anni al pubblico per possibile incuria o altro.
Sempre nel borgo di Visso, riconosciuto "ufficialmente tra i più belli d´Italia", segnaliamo che altri dipinti o affreschi sono presenti nella Collegiata, nel Palazzo dei Priori ed in quello dei Governatori.

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