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  15 Dicembre 2018
31/10/2014 di Jessica Ricci

Da Giotto a Gentile, a Fabriano rivive l´arte tra il 1200 e 1300


"Questa è una di quelle mostre in cui rientrerei per la seconda volta consecutiva senza annoiarmi, una di quelle mostre in cui vorresti che il tempo si fermasse mentre sei di fronte ad un´opera d´arte". Così risponde un visitatore all´uscita della mostra alla domanda "Cosa pensa di questa mostra?". Evidentemente non è il solo a pensarla così. Sì, in quanto la mostra "Da Giotto a Gentile. Pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento", curata da Vittorio Sgarbi e prevista fino al 30 novembre 2014, è stata prorogata fino al 18 gennaio 2015 dopo aver raggiunto il traguardo di "Best Case" delle Mostre in Italia.
La mostra, divenuta un vero e proprio evento culturale di grande successo, si inscrive nella splendida cornice medievale che vede protagonista la città di Fabriano, situata nell´entroterra marchigiano, proponendo un percorso artistico che si svolge dall´epoca immediatamente precedente l´operato del maestro Giotto fino all´affermazione del Gotico Internazionale, in cui Gentile si rivela essere il suo più celebrato protagonista.
Un secolo ricco di testimonianze, di grandi maestri e di capolavori che hanno segnato la storia dell´arte italiana duecentesca: la mostra fabrianese, attraverso le numerose opere esposte, si propone di raccontare al meglio questo periodo artistico, dimostrando una grande apertura delle Marche e di Fabriano alla grande rivoluzione espressiva che scaturì a partire dalle opere di Giotto e all´importanza del suo messaggio figurativo. Tra affreschi, tavole dipinte, pale d´altare, sculture lignee, oreficerie rarissime, miniature, manoscritti e codici, Fabriano narra la sua storia artistica fra due e Trecento all´interno della suggestiva Pinacoteca Civica "Bruno Molajoli" e in tre splendide chiese del circuito urbano, strettamente collegate alla sede principale: Chiesa di Sant´Agostino (Cappelle Giottesche) Chiesa di San Domenico (Cappella di Sant´Orsola e Sala Capitolare) e la Cattedrale di San Lorenzo e della Santa Croce.
La mostra si apre con un´opera di Cimabue, storico maestro di Giotto, nella quale è ritratto San Francesco: l´opera, una tempera su tavola datata 1279, non a caso è collocata all´ingresso della prima sala. Attraverso un´umile raffigurazione del Santo che impugna il libro della Regola con le mani segnate dalle stimmate, l´opera riesce infatti a far entrare lo spettatore nello spirito di ciò che troverà nel percorso artistico proposto: San Francesco è una figura fondamentale in questo periodo, i suoi ripetuti soggiorni a Fabriano segnano la vicinanza con Assisi e animano nella realtà fabrianese una fede vivace che si manifesta attraverso la pittura, strumento educativo e propagandistico.
Nelle prime due sale della mostra l´atmosfera creata dalle opere esposte proietta lo spettatore nello dimensione pittorica del XIII secolo: è evidente che la presenza di un grande maestro come Giotto ad Assisi segni una profonda rivoluzione culturale ed un´irruzione del realismo nella pittura occidentale.
Le prime opere esposte, appartenenti ad autori come Rinaldo di Ranuccio, Maestro di Sant´Agostino e Giuliano da Rimini, ritraggono Madonne con il Bambino, scene di Crocifissione, della Passione di Cristo e incoronazione della Vergine: qui i colori dominanti sono essenzialmente il blu, l´ocra, l´oro e il rosso, colori che rendono le rappresentazioni sacre estremamente luminose e reali. Continuando il percorso suggerito dall´esposizione si arriva al grande maestro Giotto: tre le opere esposte, un affresco staccato raffigurante un pastore ("Gioacchino tra i pastori", 1315-1325) e due tempere su tavola raffiguranti San Giovanni Battista e San Francesco (1315). E´ da questo momento che si inizia a percepire una nuova dimensione artistica, un modo innovativo, concreto e veristico di raccontare le storie sacre, attraverso una poderosa consistenza plastica delle figure negli spazi reali. Si arriva così alle opere del più grande maestro della scuola fabrianese, il Maestro di Campodonico: facendo tesoro dello stile giottesco, nelle sue opere il Maestro trasmette un´estrema potenza formale delle figure, grande vivacità espressiva, racconto teso e concitato delle storie sacre, attraverso un consapevole sentimento dello spazio e un uso di colori tenui e allo stesso tempo brillanti. Il suo operato culmina nell´affresco intitolato "Crocifissione" (1345): una sorta di reinterpretazione di Giotto in una dimensione totalmente personale in cui il Cristo crocifisso rappresenta l´elemento centrale, emanando grande energia e volontà espressiva in tutto l´affresco, così come la Madonna raffigurata in un corpo che cade senza forza. Raffinatezza, cura del dettaglio e forza dei corpi contraddistinguono dunque l´affresco.
Il percorso della mostra continua suggerendo allo spettatore opere sacre di artisti quali Puccio Capanna, Pietro Lorenzetti, Mello da Gubbio, Maestro del Polittico di Ascoli e Giovanni Baronzio, fino ad arrivare ad Allegretto Nuzi, pittore fabrianese al quale è dedicata un´ampia sezione. Le sue figure elaborate e ispirate ai modelli fiorentini e senesi culminano nel ciclo delle cosiddette "Madonne dell´Umiltà", tema assai caro e ampiamente trattato sia dal pittore sia dal suo allievo Francescuccio di Cecco Ghissi. Ciò che più colpisce lo spettatore di fronte a queste rappresentazioni è la grande umanità della Madonna che allatta umilmente il suo Bambino, seduta a terra su un prezioso cuscino: di grande impatto è la delicatezza dei tratti, dei volti e l´uso di colori accesi applicati in maniera sapiente e raffinata. I due artisti appena citati saranno fondamentali per la formazione di Gentile da Fabriano, al quale è dedicata l´ultima sala della mostra, che si chiude con quattro capolavori del pittore: "Crocefissione" (1410-1412), "Le stimmate di San Francesco", "Madonna col Bambino e Angeli musicanti" (1411-1412) e "Madonna dell´Umiltà" (1420-1422). E´ quest´ultima una rappresentazione estremamente raffinata, delicata, nella quale la Madre si inchina umilmente al Bambino mentre i loro sguardi si incrociano dolcemente; il predominio dei colori oro, rosso e blu riescono a far comprendere allo spettatore lo stile forbito ed elegante del Gentile, caposcuola del Gotico Internazionale. E´ importante ricordare che allo stile del caposcuola Allegretto si collega anche la produzione di sculture lignee dipinte e raffinate, a grandezza naturale e pensate per l´allestimento di scenografici presepi: a partire dalla metà del Trecento infatti Fabriano si distingue nella tradizione della scultura lignea, con grande autonomia creativa, grazie in particolare alla figura del Maestro dei Magi, alle sculture del quale è dedicato ampio spazio all´interno della mostra.
Lo straordinario e ben studiato allestimento della mostra, in particolare il rosso scarlatto delle pareti, rende giustizia alla preziosità delle oltre cento opere esposte, che raccontano lo straordinario panorama artistico fra il Duecento e il Trecento, che fece di Fabriano l'epicentro di un grande rinnovamento epocale.

GALLERIA FOTOGRAFICA
Gentile, Madonna Umiltà Crocifissione maestro di campodonico Crocifissione Gentile
 
 
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