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  15 Dicembre 2018
11/11/2014 di Jessica Ricci

Edvard Munch: il senso tragico dell´esistenza

Edvard Munch, L'urlo, 1893
Edvard Munch, L'urlo, 1893
Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo. Ero stanco e malato. Mi fermai e guardai aldilà del fiordo. Il sole stava tramontando e le nuvole erano tinte di un rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro, dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando.

A pronunciare queste parole incisive e profonde è il pittore norvegese Edvard Munch dopo aver dipinto il quadro più noto e significativo del suo operato, il celeberrimo "Urlo", datato 1893 e conservato oggi al Munch-Museet di Oslo. Parole chiave per comprendere non solo i significati più profondi del quadro ma di tutta la sua arte che può essere considerata, più di ogni altra, importante anticipatrice della stagione espressionistica, soprattutto in ambito tedesco e nordeuropeo.
Edvard Munch (1863-1944) si pone infatti nella tradizione pittorica a cavallo tra Otto e Novecento superando l´idea della riproduzione fedele all´istante per concentrarsi sull´espressione dei propri stati d´animo attraverso una straordinaria intensità espressiva.
Nato a Løten (una località a nord di Oslo) da esponenti della cultura norvegese, il pittore trascorse un´infanzia difficile contrassegnata da una serie di vicende dolorose (tra le quali la sua malattia nervosa e la morte della madre e successivamente della sorella a causa della tubercolosi), che certamente segnarono la sua già complessa personalità. Così come segnarono profondamente il suo intero operato pittorico: tali esperienze dolorose attraversano come un filo rosso ogni dipinto di Munch, comunicando un profondo senso di ansia, angoscia, inquietudine interiore, senso incombente di morte, solitudine che si estende a chiunque si trovi di fronte ad una sua opera. Disse a proposito: "Nella casa della mia infanzia abitavano malattia e morte. Non ho mai superato l´infelicità di allora".
Per Munch la tela diviene una vera e propria superficie pulsante dove esprimere la propria angoscia e penetrare nell´animo dell´osservatore: attraverso un chiaro ribaltamento dell´Impressionismo, il pittore fissa sulla tela non l´impressione della realtà esterna, bensì di quella interiore, comunicando attraverso il proprio senso di inquietudine la crisi e la solitudine dell´uomo moderno.
Il suo è dunque un linguaggio di grande intensità espressiva che prende forma, sulla tela, attraverso una netta deformazione della realtà, immagini esasperate dai colori innaturali e dalle forme fluide e imprecise, con personaggi deformi e spesso allucinati che non rappresentano singoli individui, ma personificazioni dell´angoscia.
Prendendo in esempio alcuni dei dipinti possiamo constatare come la potenza del suo messaggio fuoriesca dalla tela quasi con violenza.
Inevitabile il riferimento al celebre "Urlo" (1893): chiaro manifesto del suo operato pittorico, questo dipinto si colloca nella tradizione pittorica con la forza dei suoi tratti. Tratti che comunicano un profondo disagio esistenziale: un uomo totalmente deforme e dal corpo allungato e fluttuante si trova a urlare su un pontile semideserto, in cui si vedono soltanto due persone in lontananza che passeggiano nel senso opposto, non accorgendosi del suo immenso dolore. Forte il senso di solitudine, di incapacità comunicativa; l´uomo in primo piano urla portandosi le mani alle orecchie, simbolo di un dolore insostenibile. E´ un urlo disperato che viene dal suo essere profondo, dimostrando quanto grande sia la sua inquietudine.
Proprio come il pittore: il suo senso di angoscia e inquietudine interiore fu così imponente che lo portò a non fissarsi stabilmente in alcun posto o città. Munch si spostò frequentemente da Oslo a Parigi e a Berlino (i critici sostengono infatti che al pittore siano attribuibili tre anime, norvegese, tedesca e francese), essendo la sua sensibilità e il suo gusto non limitati alle esperienze nazionali: durante i suoi viaggi studiò le opere di Monet, Degas, Van Gogh e Gaguin, maturando uno stile personale totalmente autonomo.
Oltre al motivo conduttore dell´ansia e della crisi interiore, attraverso i suoi dipinti Munch rende lo spettatore consapevole di un altro sentimento molto forte in lui: la paura costante dell´amore, pervaso da una tetra impressione di morte e una chiara paura delle donne (non si sposò mai nel corso della sua vita). La donna è spesso vista da Munch come una creatura mostruosa, terrificante, un vampiro: il dipinto intitolato appunto "Il vampiro" (1894-95) dimostra chiaramente all´osservatore che la donna è personificazione di negatività. Nel dipinto è raffigurato un abbraccio tra un uomo e una donna: non un abbraccio idilliaco e passionale, ma un abbraccio che esprime forte inquietudine, tanto che l´uomo è chiaramente infranto e disfatto dall´incontro con la donna.
Questo senso di angoscia che campeggia in tutta la tela è perfettamente reso dal pittore attraverso uno straordinario e consapevole uso del colore: nell´intero dipinto prevalgono le tinte scure, culminando nell´ombra scura che avvolge i due, ma il punto cromatico più importante della tela è senza dubbio il rosso dei capelli della donna, che ricordano rivoli di sangue accentuando così il senso incombente di morte che il pittore vuole trasmettere, tramite la raffigurazione della donna-vampiro, potenza distruttrice dell´uomo.
Vediamo quindi che per Munch la pittura si rivela un potentissimo e prezioso strumento per portare l´uomo a riflettere sulle sue angosce più profonde e sui grandi temi dell´esistenza: attraverso le sue opere e le sue ansie interiori, il pittore esprime il dramma dell´umanità intera.
Un altro dei temi portanti della sua pittura è la forte e crudele estraneità della città verso il singolo: tema che culmina nel dipinto "Sera sul viale Karl Johann" (1892). La passeggiata lungo un viale cittadino di Oslo è occasione per Munch di mostrare, attraverso la tela, cosa egli pensi dei cittadini borghesi in genere: un´umanità spiritualmente vuota che vive senza realmente vivere. Una folla di passanti disumani, dai volti scheletrici e occhi spalancati che sembra seguire il ritmo di una marcia funebre mentre egli, l´artista, ritrae sé stesso come un´ombra scura che cammina in direzione opposta.
Forte è la crisi dei valori borghesi all´interno dell´angosciosa visione esistenziale di Edvard Munch, un pittore che, attraverso il linguaggio espressivo e i contenuti dei suoi dipinti, si rivela essere fondamentale per i numerosi artisti dell´epoca, soprattutto per la nascita dell´Espressionismo nei primi anni del Novecento.
Mentre l´uomo moderno dell´epoca teneva dentro di sé il suo malessere interiore, Munch riesce a trasmettere qualsiasi sua sensazione e angoscia attraverso una tela e dei pennelli: l´arte gli permette di esternare le sue inquietudini più profonde, ed è proprio questo che lo rende un pittore di straordinario successo e, ancora oggi, apprezzato da un vasto pubblico.

GALLERIA FOTOGRAFICA
Edvard Munch, Il Vampiro Edvar Munch-sera nel-corso Carl-Johan Edvard Munch, L'urlo
 
 
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