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  15 Dicembre 2018
24/11/2014 di Jessica Ricci

Il segreto di un´anima e della sua profondità: con la sua "Notte stellata", Van Gogh racconta se stesso



"Non so nulla per certo, ma la vista delle stelle mi fa sognare."

E´ il 1889 quando Vincent Van Gogh dipinge una delle sue opere più straordinarie, intitolata "Notte stellata". Solo un anno più tardi si sarebbe tolto la vita: nei suoi ultimi giorni girava tra i campi di Auvers-sur-Oise senza la sua attrezzatura da pittore, ma soltanto con una rivoltella per sparare ai corvi. Dopo l´ennesima crisi nervosa, il 27 luglio 1890 decise di suicidarsi sparandosi al petto; il proiettile però non colpì il cuore, così Vincent ebbe la forza di ripercorrere il tragitto fino alla sua camera e sdraiarsi. La sua singolare morte sarebbe avvenuta l´indomani, dopo aver parlato tutto il giorno con il fratello Théo e fumando la pipa disteso sul letto, proprio come se nulla fosse, ribadendo ancora una volta il suo male di vivere e l´estrema inutilità della vita.

Morire a soli 37 anni, dopo una vita tormentata e solitaria, profondamente segnata dalla malattia e dopo aver realizzato circa 1600 tra dipinti e disegni in soli 10 anni: questo rende Van Gogh un artista assolutamente singolare e immenso.
Sarebbe impossibile concentrare tutto il suo operato in un solo articolo: significherebbe limitarlo, non rendergli la giustizia che merita, la giusta importanza. Così proverò a leggere e rappresentare la grandezza del pittore attraverso un unico dipinto, "Notte stellata", cercando di analizzare i motivi, le tecniche, le sensazioni, le emozioni che attraversano come un filo rosso la sua sterminata collezione di capolavori.
Un episodio chiave precede la nascita di questo dipinto: il litigio con l´amico e collega Gauguin nell´autunno del 1888. Dopo tre mesi di lavoro in comune, Vincent assale l´amico con un rasoio; il francese fugge e Van Gogh, in un momento di follia, rivolge il rasoio contro di sé tagliandosi un pezzo di orecchio che porterà, avvolto in un giornale, ad una prostituta frequentata da lui e Gauguin. L´episodio spinge Van Gogh a ricoverarsi in una casa di cura per trovare un po´ di pace. Qui ritrae i pochi soggetti a sua disposizione: sé stesso, gli iris nel giardino dell´ospedale, i cipressi, le stelle. In una delle tante lettere al fratello Théo, scrive a proposito delle stelle: "Ho un terribile bisogno di religione. Allora esco, di notte, e dipingo le stelle. […] Guardare le stelle mi fa sempre sognare …".
Attraverso questo dipinto, un olio su tela conservato oggi al Museum of Modern Art di New York, il pittore rende evidente il suo animo tormentato, inquieto. Forte intensità espressiva del colore e del segno, il blu del cielo notturno, il giallo degli astri e i profili neri delle forme contraddistinguono la tela. Le pennellate si fanno pastose e decise, a tratti brevi o allungati, tracciando spirali e vortici di luce nel cielo buio: tutto ciò suscita nello spettatore un profondo senso di inquietudine, una sorta di negatività della natura che travolge ogni cosa come una furia. Gli aloni di luce vibrante accentuano la luminosità degli astri che sembrano quasi fuoriuscire dalla tela, venirci incontro, pulsare nell´oscurità di un cielo tetro.
La composizione è estremamente semplice: il cielo occupa i due terzi della superficie della tela, mentre la fascia inferiore è occupata da un borgo abitato e, alle sue spalle, un paesaggio collinare. Il cipresso che si erge sulla sinistra rappresenta uno degli elementi chiave del dipinto: con le sue forme ondulate, simili a fiamme, varia la semplicità della composizione collegando idealmente terra e cielo; inoltre la sua sagoma scura e fluttuante in primo piano accentua la profondità dello spazio. Altri piani di profondità sono poi suggeriti dal sovrapporsi degli edifici e dei profili delle colline che si riducono in lontananza.
Un profondo senso di poesia pervade il dipinto: tutto sembra muoversi come attraverso una melodia malinconica, dettata dal cuore del pittore e dal suo profondo tormento interiore. Van Gogh fa proprio, all´interno di questa tela, il mito del rispecchiamento dell´uomo nella natura, percorsa dal travaglio di una vitalità importante e inquietante. Dagli alberi alle stelle, dal villaggio alla luna, tutto sembra coinvolto dai moti sinuosi dell´anima delle cose: Van Gogh si racconta attraverso il paesaggio, racconta allo spettatore le sue sensazioni traducendole nella natura. Tutto questo fa di lui un pittore istintivo, dalla natura incandescente, stabilendo un filo diretto con la natura che lo circonda; è un animista, capace di catturare il demone di ogni cosa che dipinge. Nel corso del suo operato viene a crearsi in Van Gogh la convinzione che, seppur esiste il mondo al di fuori, la pittura costruisce la realtà attraverso un impulso primordiale, interiore e profondissimo. Secondo la sua prospettiva, il pittore è colui che deve tradurre l´anima e la realtà nella pittura, e deve farlo attraverso i colori, che sono gli elementi fondamentali. Van Gogh sostiene infatti che il pittore è colui che si deve prendere cura del mondo, colorandolo: la realtà è grigia e sta al pittore dargli il giusto colore.
Questa tela risale, come già detto, al periodo in cui l´artista soggiornò presso l´ospedale di Saint-Rémy, in Provenza: il modo in cui Van Gogh interpreta il cielo, come tutto il paesaggio, riesce a proiettare lo spettatore nello stato d´animo del pittore, provato di fronte all´immensità del cielo stellato. Il cielo che incombe vorticoso sulla tranquillità del borgo abitato, ancora in buona parte addormentato, ci presenta la vita inquietante e misteriosa che Van Gogh coglieva della notte; l´energia che anima il cielo è una rappresentazione della vitalità dell´universo, di cui l´artista percepisce e ci trasmette tutta la potenza. Le stelle sembrano quasi infuocate, la luna è grande e falciata e tutto sembra essere coinvolto da un tumulto senza fine, un cielo che sembra quasi essere un fiume in piena, vorticoso e tormentato.
Il pittore attraverso questa rappresentazione ha proiettato la propria tensione psichica: il tumulto delle pennellate vorticose, vitali e tormentate, l´arbitrarietà dei colori, le forzature della prospettiva e la realtà distorta delle emozioni ce lo suggeriscono, così come il forte impatto visivo che la tela ha sull´osservatore, di fronte alla quale prova intense emozioni, soggettive, profonde, segrete.
Contrariamente all´Impressionismo, che puntava sulla rappresentazione dell´istante atmosferico, Van Gogh fondò la propria ricerca artistica sul contenuto emotivo dell´opera d´arte, anticipando l´Espressionismo. Suo obiettivo era il superamento della superficialità delle opere impressioniste al fine di rappresentare la vera essenza degli uomini e delle cose.
La straordinaria esperienza pittorica di Van Gogh, che ha insiti al suo interno insegnamenti impressionistici, spunti dal "poinitillisme" di Seurat e suggestioni del "giapponismo" (che lascia un´impronta decisiva nel segno e nella composizione dei suoi quadri), può essere letta in questa tela, una delle più significative opere dell´espressionismo di Van Gogh. Non a caso è una rappresentazione notturna, un´esplosione energica di colore e movimento, in cui una misteriosa forza sospinge il movimento delle stelle. "Io penso spesso che la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno" scrive Vincent in una lettera al fratello Théo. Nella notte stellata egli cerca di rappresentare quella vita, quell´ angosciosa vita, che attribuisce alla notte.

GALLERIA FOTOGRAFICA
Vincent Van Gogh, Notte Stellata, 1889
 
 
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