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  15 Dicembre 2018
05/06/2015 di Jessica Ricci

Expo 2015, Albero della Vita: icona permanente o star di passaggio?


Una delle caratteristiche principali delle Esposizioni Universali che si sono susseguite nella storia della nostra civiltà è stata quella di lasciare un simbolo, una costruzione particolare ed iconica che imprimesse nel tempo il suo significato.
Dall´Esposizione di Londra nel 1851 a quella di Shangai nel 2010, passando attraverso l´Esposizione Iberoamericana del 1929 che ha lasciato la Plaza de Espaņa di Siviglia e l´EUR, Esposizione Universale di Roma voluta da Mussolini nel 1942 e mai realizzata a causa della guerra, ognuna delle Esposizioni si fa ricordare attraverso un simbolo. In primis la Torre Eiffel, eredità dell´Esposizione parigina del 1889 e considerata oggi uno dei monumenti più famosi al mondo.
L´Albero della Vita è, senza dubbio, il simbolo di Expo Milano 2015: diventerà un´icona come le strutture storiche che lo hanno preceduto?
A un mese dall´apertura, intanto, risulta essere l´opera più fotografata di Expo 2015: una vera e propria star che compare in tutte le piattaforme social e nei selfie dei visitatori che, estasiati dall´imponente struttura dell´Albero di giorno e dai suoi magnifici giochi di luce serali, si fotografano con l´opera alle spalle.
Tradizione ma anche slancio verso il futuro, la tecnologia e l´innovazione: nell´opera ideata da Marco Balich, direttore artistico di Padiglione Italia, confluiscono una molteplicità di significati che rendono l´Albero della Vita un elemento chiave dell´Esposizione milanese, potente e suggestivo.
Un´opera contemporanea che affonda le sue radici nel Rinascimento. Sì, perché l´intreccio di legno e acciaio che ricopre l´Albero della Vita riprende Michelangelo e il suo disegno della pavimentazione di Piazza del Campidoglio, che culmina in una stella a dodici punte indicante le costellazioni. L´Albero tende le sue radici verso il futuro e, al tempo stesso, resta saldamente legato a quel periodo di rinascita storica sociale che ha contribuito a diffondere una visione dell´uomo tutta nuova.
Tema ampiamente diffuso nella storia dell´arte, l´Albero della Vita ha numerose risonanze simboliche. È un simbolo connesso ai regni del Cielo e della Terra, rappresentando così il completamento e lo scambio e una continua mediazioni tra mondi opposti; i rami, tesi verso il cielo, rappresentano il mondo luminoso della coscienza e lo congiungono al mondo sotterraneo dell´inconscio. È così che l´Albero diviene l´immagine di un percorso di vita che ha in sé la crescita e l´evoluzione, in cui l´uomo è viandante; rappresenta la Natura Primigenia da cui tutto è nato.
In un´Esposizione in cui il tema portante è quello di nutrire il Pianeta, quale immagine migliore dell´Albero della Vita, da cui tutto ha origine? Profondo simbolismo e tendenza all´innovazione: l´opera di Marco Balich sembra avere tutte le carte in regola per restare impresso nella memoria dei visitatori e diventare l´icona dell´Esposizione corrente, anche dopo la sua fine.
"A Expo concluso l´Albero della Vita resterà a Milano. Il luogo in cui troverà collocazione permanente lo decideremo con i cittadini": le parole del vicesindaco di Milano Ada Lucia De Cesaris dimostrano che l´opera chiave di Expo 2015 non verrà smantellata insieme al resto dei Padiglioni, a novembre, ma sarà collocata in un luogo dove potrà rimanere sempre e trovare la sua fissa dimora. Tra le ipotesi avanzate finora c´è quella di trasferire l´Albero nello storico Piazzale Loreto, a Milano; un´idea che affascina e convince, la collocazione del seme della vita in un luogo che evoca tutt´altro cancellerebbe un momento storicamente controverso per l´Italia.
La proposta, avanzata dall´assessore al Benessere Chiara Bisconti, rimane per ora un´ipotetica idea di collocazione; al termine di Expo 2015 sarà presa in esame insieme alle altre proposte che saranno ideate nel corso dei mesi.
Fondamentale è sapere, ora, che l´Albero della Vita avrà ancora un senso ad Esposizione conclusa: un´icona che continuerà ad esistere, ricordando Expo Milano 2015.

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