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  19 Dicembre 2018
19/03/2016 di Jessica Ricci

Cancellare per protestare: Blu rimuove i suoi murales a Bologna


È appena accaduto a Bologna. Lo street artist di fama internazionale Blu, segnalato nel 2011 dal Guardian fra i primi dieci al mondo ha deciso, senza esitazione, di rimuovere tutte le sue opere presenti in città. Cos´è stato a scatenare una reazione così "drastica"?
La protesta di Blu nasce in polemica con la mostra sulla street art che aprirà il prossimo 18 marzo a Bologna, precisamente presso Palazzo Pepoli: l´ira contro la mostra deriva dal fatto che «questa mostra sdogana e imbelletta l´accaparramento dei disegni degli street artist, con grande gioia dei collezionisti senza scrupoli e dei commercianti di opere rubate alle strade».
È lo stesso Blu ad informare il pubblico della sua decisione; ad opere cancellate, infatti, scrive sul suo blog online: «A Bologna non c´è più Blu, e non ci sarà più finché i magnati magneranno. Per ringraziamenti o lamentele, sapete a chi rivolgervi». I magnati in questione sono gli organizzatori della mostra dedicata alla street art, cioè la Genus Bononiae di Fabio Roversi Monaco, ex rettore dell´università cittadina. Un´iniziativa, questa, che sin da subito ha mosso discussioni e malcontento perché, per esporre murales e graffiti, le opere sono state letteralmente strappate dai muri di tutto il mondo. Promossa con il sostegno della Fondazione Carisbo, la mostra Street Art. Banksy & Co, L´arte allo stato urbano ha intenzione di esporre le opere «con l´obiettivo dichiarato di "salvarle" ma trasformandole in pezzi da museo».
Così Blu ha pensato bene di impedire che anche i suoi lavori venissero rinchiusi all´interno di un museo e staccati dal luogo in cui avevano preso vita, cioè le mura cittadine. «Contro l´accumulazione privata e sulla trasformazione della vita e della creatività di tutti a vantaggio di pochi», recita il volantino distribuito in contemporanea ai lavori di rimozione delle opere bolognesi: è stato lo stesso Blu a decidere di rimuovere ogni sua opera in chiaro e forte segno di protesta nella città dove, nel 1999, aveva iniziato a muovere i primi passi di quella che sarebbe poi diventata una street art di livello internazionale.
«È il simbolo di una concezione della città che va combattuta, basata sull´accumulazione privata e sulla trasformazione della vita e della creatività di tutti a vantaggio di pochi. Dopo aver denunciato e stigmatizzato graffiti e disegni come vandalismo, dopo avere oppresso le culture giovanili che li hanno prodotti, dopo avere sgomberato i luoghi che sono stati laboratorio per quegli artisti, ora i poteri forti della città vogliono diventare i salvatori della street art. Tutto questo meritava una risposta». È quanto afferma il collettivo Wu Ming, sul blog Giap.
Così sono bastate alcune passate di vernice grigia e rapidi colpi di scalpello per eliminare dalle mura popolari della città alcune grandi opere di street art a cui tutti, cittadini e turisti, erano fortemente affezionati. Se n´è andata così la famosa "battaglia" che abbelliva la facciata del centro sociale Xm24, un opera che rappresentava un intreccio tra il mondo del "Signore degli Anelli" e quello bolognese, con la Torre degli Asinelli che fiammeggiava quanto l´occhio di Sauron, così come sono spariti l´elefante di via Zanardi, l´uomo con la maschera antismog dipinto sul ponte di Stalingrado e tanti altri murales.
Con le sue significative e incisive opere di grandi dimensioni, Blu è un esempio di quella street art che ha fatto molta strada, diventando sinonimo di qualità e di arte; con il suo gesto eclatante a Bologna l´artista lancia un messaggio esplicito: NO alla privatizzazione della street art. Sì, perché le opere sulle mura cittadine non sono atro che un "dono" che l´artista decide di fare alla gente, così che tutti ne possano usufruire liberamente e gratuitamente, senza che nessuno sia dissuaso dal costo di un biglietto. In passato Blu aveva già messo in atto una protesta simile, nel dicembre 2014 a Berlino, quando aveva cancellato due suoi lavori per protestare contro la speculazione edilizia nel quartiere Kreuzberg.
Dalla parte dell´artista si schiera l´assessore Amelia Frascaroli, anima più di sinistra della Giunta bolognese; secondo lei infatti, la reazione di Blu rappresenta una «grande perdita» e pone un importante quesito: può «voler dire che l´arte dei ricchi rischi di cancellare quella dei poveri».
«Rimpianti sì ma in ogni caso nessun rimorso»: questa è la scritta che compare su una delle pareti-simbolo di Bologna il giorno dopo la cancellazione delle opere di Blu. Su uno sfondo completamente grigio spunta un estratto dal libro di Pino Caucci, "In ogni caso nessun rimorso", che narra la storia di Jules Bonnot, capo di una banda di anarchici e nemico pubblico della Parigi del secolo scorso; oltre a questa scritta ne è comparsa un´altra, raffigurante un gatto: «Il gatto Blu non c´è più».
L´arte non si compra e non si vende, e la bellezza non è mai scontata: questo è l´urlo silenzioso di Blu mentre cancella le sue opere proprio nella città dove ha iniziato ha muovere i suoi primi passi da street artist, anni fa. L´arte di strada è una forma d´ arte libera, slegata da qualsiasi vincolo che nasce e vive per le strade, sui muri, sulle facciate degli edifici: non è giusto andare contro la sua natura, strapparla per trasferirla in luoghi che non le appartengono: il messaggio di Blu è forte e chiaro.

GALLERIA FOTOGRAFICA
in ogni caso nessun rimorso rimozione dei murales blu 3 rimozione murales blu xm 24
rimozione dei murales blu 2
 
 
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