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  19 Dicembre 2018
06/12/2016 di Alessandra Di Romano

Artemisia Gentileschi, una donna in mostra

Artemisia Gentileschi, Ester e Assuero, 1628-1635
Artemisia Gentileschi, Ester e Assuero, 1628-1635
Artemisia Gentileschi, donna "vaghissima" d'aspetto, nasce a Roma nel 1593 figlia del pittore Orazio Lomi Gentileschi.
Cresce circondata sia dall'arte del padre che da quella dagli artisti che gravitavano nella Roma del tardo cinquecento.
Abituata a visitare i cantieri artistici allora aperti a Roma e a vivere lo studio del padre, dove sin dai primi anni del seicento era solito passare anche il Caravaggio, Artemisia è da subito a suo agio tra tele e tavolozze e rivela precocemente un'attitudine al disegno e alla pittura, aiutata dallo stesso padre che ne promuove le sue capacità con esponenti di spicco del periodo.
Ma la vita della giovane Artemisia prenderà una via tutt'altro che serena ed eventi drammatici si abbatteranno su di lei.
Nel 1603 suo padre viene denunciato insieme al Caravaggio e al pittore Onorio Longhi dal biografo e pittore Giovanni Baglione per dei versi diffamatori scritti e divulgati su di lui.
Questo è l'ambiente che circonda la Gentileschi, un fervente cenacolo culturale pieno di nomi celebri, ma anche teatro di bagarre da osteria.
Sono proprio le amicizie del padre a crearle problemi segnando la sua esistenza per sempre. Nel 1611 l'amico pittore Agostino Tassi, maestro di disegno e prospettiva e collega di Orazio, abusa di lei nella casa di famiglia in Via della Croce a Roma.
La vicenda viene denunciata solo un anno dopo, ed è seguita da un processo che porterà alla luce più intrighi e menzogne che verità. Artemisia viene torturata, visitata e derisa pubblicamente nella città dove fino ad allora aveva vissuto ed ottenuto grandi consensi per le sue opere.
Lo stupro e forse il processo di più segnarono definitivamente la sua vita, il padre per riconsegnarle l'onore perduto la concede in sposa ad un anonimo pittore fiorentino, lo Stiattesi, con il quale si trasferirà a Firenze iniziando così la sua diaspora.
Artemisia è una pittrice affermata e la sua arte piace alla corte di Cosimo II de Medici, qui riceve importanti incarichi guadagnando più dei suoi colleghi, come per la sua tela rappresentante l'Inclinazione commissionata per decorare il soffitto di Michelangelo Buonarroti il giovane e pagata 34 fiorini.
Qui a Firenze Artemisia si firma con il cognome Lomi, cognome di famiglia dal quale suo padre aveva preso le distanze, dimostrando di voler ricominciare staccandosi dalla sua prima vita artistica.
Alla corte medicea Artemisia continua ad apprendere la lezione degli artisti locali ma, nello stesso tempo, trasmette il suo gusto; un raffinato riassunto degli stilemi del tempo.
Terminato il suo soggiorno fiorentino, durato sette anni (1613-1620), torna a Roma senza il marito ed in difficoltà economiche, come lei stessa scrive in una lettera. A Roma risulta residente in Via del Corso fino al 1626 con una figlia e due servitori. É ormai una donna matura ed emancipata dalla figura paterna tanto da permettersi, una volta tornata nella città papale, di firmarsi Gentileschi come attesta un 'opera del 1622.
La sua produzione è sempre fedele al naturalismo caravaggesco, ma diviene più autentica e libera, l'influenza artistica di suo padre, costante nelle sue opere, è accettata. Roma ha plasmato la sua arte con le influenze di artisti come Simon Vouet, Manfredi e Gherardo delle Notti importati mentori e punti di partenza della sua continua ricerca evolutiva.
In questi anni si colloca anche un soggiorno a Genova in compagnia del padre, visita Venezia nel 1627 e nel 1630 si trasferisce a Napoli dove conosce importanti personalità e ne apprezza il fermento culturale di una città seconda sola a Parigi per abitanti.
La sua produzione sviluppa un aspetto diverso, mutuata dagli artisti napoletani non nuovi alla lezione del Merisi, riceve un nuovo vigore dimostrando, ancora, la capacità di inserirsi in un nuovo ambiente senza prevaricarlo, ma rinnovandolo con il suo estro.
Purtroppo l'amore con la città partenopea svanisce e la pittrice desidera tornare a Firenze, ma l'impresa si rivela più ardua del previsto e neppure le raccomandazioni dei suoi influenti amici , Galileo Galilei uno dei tanti, riescono ad aiutarla.
Preoccupata per le questioni finanziarie la Gentileschi cerca di vendere più opere possibili, spesso deprezzandole ed è in questo momento che rivolge il suo sguardo a Londra città dove vive suo padre e dove è certa di poter essere apprezzata la sue capacità.
Raggiunge la città inglese prima del previsto, a causa delle condizioni di salute del padre, ricopre da subito il ruolo di ritrattista di corte e ottiene consensi e riconoscimenti. Rientrare in contatto con l'arte di Orazio pone Artemisia di fronte ad una nuova sfida evolutiva, le tele del Gentileschi sono qui più sfarzose, principesche e segnano ancora una svolta nella sua produzione.
Orazio muore nel 1639 e ad Artemisia non resta che tornare a Napoli, da questo momento in poi le notizie sulla sua vita si fanno più rade, continuerà a dipingere, ma inesorabile è l'avanzare del tempo come lei stessa scrive nel 1651. Le preoccupazioni economiche non la lasceranno fino al 1653 anno della sua morte a Napoli.
Celebri sono le protagoniste dei suoi lavori, donne avvolte in stoffe cangianti che hanno la forza ti tagliare una gola, oppure nude e disarmate e difese solo della loro integrità.
Nell'opera Susanna e i vecchioni del 1610 Artemisia dimostra il suo splendido talento, le immagini sono realizzate in maniera raffinata e veritiera, lo stesso si può ammirare nella Giuditta che decapita Oloferne di Capodimonte un capolavoro di eleganza e crudeltà e nella Giuditta che decapita Oloferne di Firenze anche essa disarmante nella sua realizzazione, lavori che ci dimostrano come Artemisia, partita dalla lezione paterna, da cui mai si staccherà e con la quale mantiene un rapporto di morbosa affiliazione, matura uno stile personale dalle molteplici sfaccettature acquisite nel suo lungo peregrinare in Europa.
Pittrice talentuosa ed equilibrata è stata capace di procedere in maniera indipendente attraverso i cambiamenti artistici che ha incontrato nella sua vita, elaborandoli con la propria sensibilità. Nei suoi lavori c'è una attenzione ai dettagli, alle stoffe ai gioielli e alle armi, a tutto è destinata la stessa maniacale attenzione.
Le sue opere sono crude osservazioni della realtà, le sue tele diventano la lente per ammirare l'evoluzione del naturalismo caravaggesco a cui lei ha sempre guardato.
Artemisia è una donna che ha suscitato molta attenzione a causa della sua vita, derisa dai suoi contemporanei e dai suoi successori e che ha lottato duramente contro i pregiudizi, facendo della propria indipendenza e del proprio talento i cardini della sua vita.
Per riabilitare la sua figura storica di donna e di pittrice, si dovrà attendere il 1900 quando studi attenti ne rimetteranno in luce la grandezza e faranno si che gruppi femministi utilizzino il suo nome per portare avanti battaglie, le stesse che lei aveva affrontato ma, solo con abiti diversi.
In mostra dal 30 novembre 2016 al 8 maggio 2017 al Museo di Roma a Palazzo Braschi, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura.
 
Registrato presso il Registro della Stampa, Tribunale di Roma n. 288 del 12.12.2013
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