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  19 Dicembre 2018
20/02/2017 di Maria Laura Perilli

Ma Lin alla Galleria d´arte Triphè


I lavori di Ma Lin, artista cinese, rappresentano con determinazione la volontà di sintesi tra arte figurativa e concettuale che, da troppo tempo, vive in continuo contrasto. Sono opere incentrate su una nuova figurazione ''concettuale figurativa,'' da prendere in considerazione, come una possibile, nuova via comunicativa dell'arte contemporanea.
Ciò è reso ancor più urgente dai repentini e sconvolgenti cambiamenti socio-economici e culturali che il mondo sta vivendo.
In tale quadro l'arte deve tentare di recuperare quella funzione non solo sociale, ma anche comunicativa, utile a fornire, particolarmente al grande pubblico, una via di accesso maggiormente comprensibile della denuncia delle molteplici contraddizioni esistenziali, culturali, politiche che condizionano la nostra vita.
E' necessario a tal scopo indagare il meglio dei due linguaggi, ''figurativo e concettuale'' per supportare la lettura visiva e di contenuto dell'osservatore.
Si tratta di recuperare un linguaggio tecnicamente elevato, raffinato, colto, abbinato ad un portato concettuale in grado di coinvolgere anche quel grande pubblico, spesso escluso da un messaggio artistico criptico e autoreferenziale.
L'arte, strumento di denuncia, in una società che ha necessariamente bisogno di creare un sistema empatico di maggior coinvolgimento tra gli individui, deve ritornare, come la politica, al territorio. Bisogna riscoprire la dimensione umana della comprensione e dell'accoglimento.
La scelta di inaugurare un nuovo spazio artistico ''TRIPHE''' in Roma, è ricaduta su Ma Lin, artista cinese, in quanto ponte artistico dei due linguaggi, figurativo e concettuale ed esempio di una vita vissuta per creare sinergia tra Oriente ed Occidente.
La sua formazione universitaria presso la prestigiosa Accademia di Hubei a
Wuhan e successivamente presso L'Accademia di Bologna, rappresentano il massimo di fusione delle due culture. Il suo linguaggio, assolutamente concettuale-figurativo, si avvale della dimensione orientale ed occidentale, pervenendo ad un unicum non inquadrabile nella classica rappresentazione dell'immagine. In essa è insito, sin dai primi lavori, il germe dell'interrogativo, della messa in discussione delle cose, a cui l'uomo dovrebbe sempre tendere, con lo scopo di migliorare se stesso ed aprirsi, di conseguenza, con maggiore generosità, all'altro. Una pittura che esalta il corpo, i volti, le espressioni, per sottolineare la centralità, tutta rinascimentale, dell'uomo, unita ad uno status di leggerezza, immediatezza zen, tipico della cultura orientale. E' il tentativo di una sintesi mediata, tra l'horror vacui occidentale e la dinamicità, velocità di espressione e fascino dell'assenza, tipici del mondo Orientale.
In questi anni ho seguito, con particolare interesse, la parabola artistica di Ma Lin. Il suo lavoro è riuscito a cogliere l'empatia necessaria tra figurativo e concettuale quale supporto alla parte figurativa.
Le opere sono, in gran parte, realizzate con tecnica mista ed installate all'interno di vere e proprie tavole in legno, di provenienza cinese.
Sono creazioni che hanno la capacità di comunicare pensieri profondi, sia personali che sociali; il linguaggio solare e stimolante, intercetta un range generazionale ampio, che lo rende ancor più interessante ed apprezzabile.
Il concettuale, nato negli anni 60, con lo scopo di affermare che l'idea ed il concetto dovevano prevalere sul risultato estetico e sensoriale dell'opera, rischia di scadere in una estetica del disgusto ''banale ed ovvia''; l'arte figurativa, invece, come semplice rappresentazione della realtà, rischia di essere relegata in una stantia parafrasi del visibile. E' necessario, quindi, un nuovo percorso, in grado di fondere entrambe le correnti superandone contrasti generazionali e di tempo.
Le tavole dell'artista, in legno, vogliono rappresentare, anche, una sorta di ponte, di apertura verso ciò che è diverso, con l'intento di educare all'accoglienza letta come opportunità di crescita, umana e culturale, pur nel rispetto di origini, tradizioni e identità.
L'opera ''Voglio parlare'', ad esempio, oltre all'originalità del supporto, costruito su tre forme ad elisse, spicca per i due ritratti. Essi sottolineano, da una parte lo stato di rabbia compressa che aspira ad una fuga liberatoria evidenziata dalle due farfalle in procinto di spiccare il volo, dall'altra esalta la necessità dell'incontro e dialogo tra diverse identità.
Ma è il quadro ''Dialogo'' che rappresenta la sintesi massima di questa esposizione: si snoda sul confronto tra una mano naturale ed una robotica; l'uomo affidandosi completamente alla scienza e alla tecnica va modificando il suo DNA,allontanandosi sempre più dai suoi radicamenti spirituali, ideologici e culturali, abbandonando tutto ciò che è amore, rispetto per le tradizioni ed anche per la classicità.

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