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  16 Agosto 2017
09/03/2017 di Jessica Ricci

L´albergo con la vista peggiore al mondo: l´ennesima provocazione di Banksy


Bentornato Banksy! A due anni da Dismaland, il parco divertimenti al contrario costruito nella cittadina britannica di Weston-super-Mare (poi trasferito a Calais dov´è diventato un rifugio per i migranti),  l´anonimo street artist per eccellenza ha dato vita ad un nuovo e imponente progetto a Betlemme, in Palestina: si tratta del "Walled Off Hotel", l´albergo con la vista peggiore al mondo che affaccia sulla barriera che dal 2002 divide i territori israeliani da quelli palestinesi. Non a caso "Walled Off Hotel", letteralmente "Albergo murato fuori", fa riferimento al muro e assomiglia a quello della catena "Waldorf Hotel". Ennesima tagliente provocazione di Banksy: scherzo o realtà?

Nessuna finzione, è tutto assolutamente vero. La struttura, costruita segretamente in 14 mesi, si presenta come un vero e proprio albergo a tutti gli effetti, perfettamente arredato e funzionante, dotato di camere e addirittura di un parcheggio. Oltre alle stanze per gli ospiti la location, che aprirà ufficialmente al pubblico l´11 marzo 2017, ospita anche una galleria d´arte che espone un´importante selezione di opere appartenenti ad artisti palestinesi, scelte dal curatore e storico dell´arte Ismal Duddera. Nel corridoio c´è un finto ascensore murato e un busto greco con parte del volto coperto, nella sala cinematografica un quadro particolarmente inquietante con una bambina e un clown. Nel ristorante, ad accogliere i visitatori, c´è un misterioso pianoforte che suona da solo, controllato in remoto da un software, che ogni sera offrirà un concerto originale, scritto e registrato in esclusiva per l´hotel e poi videocamere di sicurezza, fionde, martelli e così via.

Dieci le stanze dell´hotel: ognuna, naturalmente, oltre ad essere una vera e propria installazione di per sé, è arredata in modo diverso e originale e ospita numerosi interventi di Banksy sui muri. Esemplare, in questo senso, è l´immagine di un soldato israeliano e un manifestante palestinese impegnati in una battaglia di cuscini che sovrasta la testata di un letto matrimoniale nella stanza denominata "Artist", scena amara che diventa un´imbarazzante decorazione. C´è anche la stanza "Scenic", che garantisce la migliore vista sul muro, e quella "Budget", che offre l´esperienza di una notte nell´accampamento, con mobili e accessori delle caserme israeliane. C´è poi la suite "Presidential", equipaggiata con tutto quello di cui «un capo di stato corrotto potrebbe aver bisogno», come recita la descrizione sul sito del progetto. I prezzi delle camere partono da 35 euro a notte per un posto in letto a castello, la suite è invece la camera più costosa: interamente dipinta di rosso, sulla parete sopra il letto un suggestivo quadro con un cuore metallico avvolto da filo spinato, la stanza è la più costosa perché è l´unica che si affaccia sul proprio muro, quindi con la "vista migliore"; ha anche la vasca idromassaggio in finta pietra.

Ciliegina sulla torta il museo presente nell´hotel, dedicato alla storia del muro e corredato da reperti, fotografie, "sculture" originali e documenti video che illustrano al visitatore un pezzo di storia del luogo. Al suo interno anche una figura umana in dimensioni reali del politico inglese Arthur James Balfour, intento a firmare la "Balfour declaration", documento che ha gettato le basi della nascita di uno stato israeliano in Palestina. L´idea di inaugurare questa struttura nel 2017, si legge sul sito ufficiale di Banksy, arriva dalla volontà di ricordare il centenario dell´anno in cui «gli inglesi presero il controllo della Palestina e aiutarono a dare il via a un secolo di confusione e di conflitti»: nel 1917 la Gran Bretagna prese infatti il controllo e proprio per questo il piano bar dell´hotel costituisce una chiara provocazione verso quell´epoca dallo stile coloniale.

«Vorremmo invitare tutti a venirci a trovare, soprattutto i civili israeliani», ha commentato il proprietario dell´albergo Wisam Salsaa, «vogliamo che imparino a conoscerci meglio, perché quando lo faranno capiranno che ci sono molti stereotipi da abbattere, e le cose potrebbero cambiare». Paradossale, perché nonostante l´hotel si trovi in una parte di territorio presidiata dai militari israeliani, il popolo israeliano non ha il permesso di visitare Betlemme e i suoi luoghi sacri dal momento che tutte le strade per raggiungerlo includono almeno un passaggio attraverso zone palestinesi.

Lo street artist Banksy sembra fiducioso e dichiara con pungente ironia: «Il mio commercialista sostiene che le persone avranno paura di venire qui, a causa della location militarizzata e rischiosa, ma io gli ho ricordato che in occasione del mio progetto precedente, la gente ha trascorso una giornata intera a Weston-super-Mare.» E continua: «I muri vanno molto di moda in questo momento, ma io me ne sono occupato molto prima che Trump li rendesse cool». In questo senso Banksy è un veterano: non è la prima volta che si confronta con il tema operando in questi territori lacerati da politiche estreme e violente. Ancora una volta, Banksy ha lasciato il segno. E, come nel suo stile, lo ha fatto in silenzio, ma allo stesso tempo in maniera incisiva e forte.


GALLERIA FOTOGRAFICA
 
 
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