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  20 Ottobre 2017
16/03/2017 di Jessica Ricci

Egitto, riemersa dal fango la statua di Ramses II


È senza ombra di dubbio una delle scoperte archeologiche più straordinarie degli ultimi decenni. In quartiere popolare del Cairo un team di archeologi egiziani e tedeschi ha rinvenuto un´imponente statua, lunga otto metri, che secondo le prime ricostruzioni raffigurerebbe il faraone Ramses II. Terzo sovrano della XIX dinastia, vissuto all´incirca tra il 1303 e il 1213 a. C., Ramses II governò dal 1279 fino alla sua morte e fu soprannominato "Il Grande Antenato" per le sue imprese militari, che estesero l´Impero egiziano fino all´attuale Siria a est e fino alla Nubia (attuale Sudan) a sud. Accanto alla statua gigante ne è stata trovata un´altra di circa un metro, appartenente al tempio di Ramses II e raffigurante il faraone Seti II, anch´egli della stessa dinastia.


«Si tratta di una delle più importanti scoperte di tutti i tempi in Egitto», ha dichiarato il ministro per le Antichità del governo egiziano, Khaled al-Anani. La statua di è fatta di quarzite, un tipo di roccia composta quasi esclusivamente da quarzo granulare e «appare frantumata in grandi pezzi» scrive il sito Egypt Independent. Finora sono emerse solo «parte della testa, con un orecchio e un occhio» e della corona, aggiunge il sito citando il  capo del Dipartimento antichità egiziane del dicastero, Mahmud Afifi. La statua di Seti II è invece «a grandezza naturale». Il ritrovamento in quel luogo, vista la vicinanza col tempio di Ramses II, ha un suo senso preciso, come ha spiegato il professor Ayman al-Ashmawy, capo della missione archeologica egiziana impegnata nello scavo: «Il tempio di Ramses era uno dei più grandi dell´antico Egitto, visto che raggiungeva il doppio delle dimensioni del tempio di Karnak a Luxor».


I resti dei colossi sono riemersi, come per magia, dal fango di una baraccopoli a el-Matariya, sobborgo orientale del Cairo dove nell´antico Egitto sorgeva Eliopoli, città dedicata al Dio Sole e considerata sacra in quanto origine della creazione. Completamente cancellata dall´urbanizzazione nel corso dei secoli, i resti dei templi furono usati per costruire gli edifici moderni;oggi il sito è segnalato soltanto dall´obelisco di Sesostri I.


La modalità in cui i resti sono stati recuperati ha subito aperto una polemica aggressiva sulla stampa egiziana, mossa dal fatto che per il recupero è stata usata una scavatrice idraulica da cantiere. Qualcuno ha anche sollevato un´accusa più grave: la statua di Ramses II sarebbe stata spezzata proprio dalla ruspa. Ma le autorità egiziane hanno assicurato che l´area era stata messa in sicurezza con assi di legno e sughero proprio per evitare danni nel caso di cadute. Il capo della missione archeologica tedesca, Dietrich Rowe, ha precisato che i reperti «sono illesi e in buono stato di conservazione», smentendo ogni danno durante il recupero.


 Le rassicurazioni non sono sembrate sufficienti: il ministero delle Antichità ha creato una commissione d´inchiesta formata da professori di archeologia dell´Università del Cairo, per indagare sul danneggiamento che ha provocato la rottura della testa della statua del faraone Ramses II. L´obiettivo è quello di capire se la testa si stia staccata dal busto al momento del recupero, dunque per un errore della missione tedesco-egiziana, oppure se la rottura è più antica. Il ministro ha ricordato che tutte le statue ritrovate a el-Matariya non erano integre, «perché sia i templi che le statue dell´area erano state distrutte nelle epoche precedenti e la zona utilizzata come cava». Lunedì 13 marzo la missione congiunta ha concluso le operazioni per estrarre la seconda parte della statua.


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