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  19 Dicembre 2018
14/07/2014 di Francesca Castiglia

Uno dei maggiori interpreti del realismo americano : Edward Hopper


Considerato uno dei protagonisti del Realismo statunitense, Edward Hopper (1882-1967) è noto soprattutto per aver ritratto il silenzio e la solitudine della vita americana a lui contemporanea. Molto giovane, Hopper si recò a New York, dove iniziò a lavorare come illustratore per alcune agenzie di pubblicità: da quest´esperienza trasse la pulizia grafica e l´osservazione attenta della realtà, che avrebbero caratterizzato la fase più conosciuta del suo lavoro.
L´artista, tuttavia, non nutriva un amore particolare per l´illustrazione, a cui si dedicò solo per guadagnarsi da vivere, preferendole di gran lunga la pittura. All´inizio del Novecento si iscrisse, infatti, a un corso di pittura della New York School of Art, per seguire le lezioni di William Merritt Chase e Robert Henri. Dal primo venne influenzato nella predilezione per Édouard Manet, mentre dal secondo mutuò il realismo, vale a dire l´attenzione a osservare la realtà e a trascriverne velocemente ciò che maggiormente lo colpiva, scegliendo come soggetti da raffigurare il contesto urbano, i suoi abitanti, i luoghi di ritrovo e di divertimento. Le regole del comporre che Henri aveva impartito ai suoi allievi poche masse distese, stesura pittorica veloce, colore autonomo rispetto al disegno, poco indugio nei dettagli tornano con efficacia nella produzione di Hopper. Le opere delle formazione, che si attestano ai primi anni del ‘900, presentano già alcuni dei temi che avrebbero caratterizzato la maturità del pittore, come interni di abitazioni, vedute della città e personaggi in una stanza.
Un´opera, in particolare, "The El Station" ("La stazione della sopraelevata") del 1908, presenta alcuni aspetti che si ritroveranno nelle opere future: si tratta, innanzitutto, di un paesaggio urbano quasi banale, definito in maniera rapida, utilizzando al posto del descrittivismo del particolare larghe masse di colore, che delineano gli oggetti sommariamente. Inoltre, la luce radente, che formula un contrasto forte con l´ombra, dona al dipinto una generale atmosfera enigmatica, altro elemento costitutivo del lavoro dell´americano.
Successivamente, l´artista soggiornò per tre volte a Parigi (1906-7; 1909; 1910), dove, a dispetto di quanto aveva fatto in America, non studiò presso alcun pittore, preferendo avventurarsi in giro per la città e dipingere ciò che vedeva. Portava spesso con sé un taccuino, in modo da fissare rapidamente ciò che osservava. La sua permanenza nella capitale francese era coincisa con le mostre di Cézanne e Picasso. Hopper, tuttavia, restò indifferente verso questi artisti, preferendo loro Degas e Manet.
L´aspetto rilevante dei soggiorni parigini risiede nel fatto che proprio in quel momento si compie la grande trasformazione del timbro cromatico usato da Hopper. Da quel periodo in poi, infatti, egli si fece pittore della luce, schiarendo i toni cupi dei dipinti precedenti. Tale caratteristica si nota nei quadri che ritraggono la Senna, che si declinano nella varietà di riflessi e sfumature di colore che l´acqua assume a seconda dell´ora del giorno. Sono scene brillanti, che richiamano in parte la luminosità delle tele degli Impressionisti e che rappresentano, oltre al fiume, i vari edifici della città. Sono scene in cui la figura umana è spesso assente.
Le grandi tele degli anni Cinquanta e Sessanta rappresentano il punto culminante della carriera dell´artista. In questi dipinti sembra concretizzarsi e farsi più adulta la ricerca portata avanti da Hopper nel corso degli anni. Scorci urbani e rurali, descritti tramite una luce forte e tagliente, sottolineano l´abbandono e l´alienazione dei personaggi che in essi vivono. Tra questi lavori si annoverano alcuni dei più bei dipinti dell´artista, che ritraggono abitazioni americane, spesso immerse nella campagna, come sole protagoniste della scena.
Tra queste opere, la celebre "Second Story Sunlight" ("Secondo piano al sole") può essere considerata il manifesto dell´arte di Hopper. Una casa illuminata da un sole alto e abbacinante presenta due donne in terrazza, una intenta a leggere, l´altra, più giovane, seduta a guardare il paesaggio. Se banalmente può apparire una descrizione di una situazione ordinaria, tuttavia una serie di elementi ne contraddicono l´ovvietà. Uno di questi è il tratto di pennello, che per rendere le due figure e la casa si fa attento e dettagliato, mentre per il fondo è molto più rapido e impreciso. Si crea, dunque, una disunità tra il primo piano della casa e il resto, come se la prima fosse messa a fuoco e il secondo fosse colto di sfuggita. Inoltre, quest´ambiguità è rafforzata dall´isolamento della casa e dei suoi interni, di cui non si riesce a scorgere molto. Sembra, quella delle due donne, un´esistenza muta, senza comunicazione, disorientante e indecifrabile per chi guarda.
L´arte di Hopper arriva quindi, nel punto più alto della sua produzione, a donare un senso di indeterminatezza, di sospensione temporale e di enigmaticità, che saranno uno spunto di riflessione fondamentale per gli artisti della generazione successiva.

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