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  15 Dicembre 2018
19/07/2014 di Annarita Mazzei

L´iconografia della sibilla tra quattrocento e cinquecento: dalla tradizione alla revisione

Michelangelo Buonarroti, Sibilla Delfica
Michelangelo Buonarroti, Sibilla Delfica
Nessun mito, come quello della Sibilla, ha attraversato i millenni, conservando il fascino della superstizione primitiva dalla quale trae origine. Dagli oscuri tempi pre-omerici, la Sibilla è giunta fino al Medioevo sostanzialmente immutata nel suo significato. Ha dato voce alle istanze profetiche di quattro grandi religioni fiorite attorno al Mediterraneo: il paganesimo greco, il monoteismo giudaico, la religione etnica romana e il Cristianesimo. I Padri della Chiesa hanno trovato un´alleata preziosa nella Sibilla che diviene colei che illumina il cammino dell´umanità pagana verso il Cristianesimo. I nomi delle Sibille, derivati dal luogo che la tradizione assegna loro come patria, rivelano il ruolo della loro missione nelle nazioni: la Grecia è rappresentata dalla Sibilla Delfica, l´Asia dall´Eritrea e della Persiana, l´Africa dalla Libica e Roma dalla Sibilla Cumana, guida di Enea e origine dei libri sibillini concessi a Tarquinio.
Il primo dicembre del 1481 apparve a Roma il libro Discordantiae nonnullae inter sanctum Hieronymun et Augustum, del domenicano Filippo Barbieri. All´interno dell´opera è presente un trattato indirizzato integralmente ai detti delle Sibille e dei Profeti. L´innovazione del Barbieri, che enumera dodici Sibille, si propone come summa e riforma della tradizione antica oracolare, ascrivendo alle Sibille motti di inequivocabile derivazione cristiana, rafforzata dall´associazione con i Profeti canonicamente riconosciuti dalla dottrina della Chiesa, e offrendo un testo guida per le raffigurazioni pittoriche, offrendo dei modelli figurativi e descrittivi ben definiti. Se permane nel corso del Cinquecento l´idea della Sibilla vate di Enea, che rintracciamo nell´epistola di Annibale Caro a Taddeo Zuccari del 1562 per la decorazione di Palazzo Farnese a Caprarola, la Sibilla si attesta copiosamente, al pari dei Profeti, e negli ornamenti dei luoghi di culto e della sapienza, come nella Biblioteca Vaticana. Gli eccellenti precedenti toscani del Quattrocento si evolvono nella Roma del XVI in nuove iconografie, e in una nuova concezione spaziale della profetessa ormai cristiana, all´interno delle pitture ad affresco nei luoghi di culto. Se Filippino Lippi, sull´esempio della Cappella Sassetti del Ghirlandaio, le disegna per la prima volta sul territorio romano nella volta della cappella Carafa per volere di Oliviero Carafa, tra il 1489 e il 1493, la maggiore presenza della Sibilla è attestata sulle pareti d´ingresso delle cappelle, utilizzazione che trova assonanza con i dettami iconografici nei Precetti della Pittura di Armerini, portando ad esempio l´opera di Raffaello per la cappella Chigi in S. Maria della Pace. La scelta delle Sibille da raffigurare è sottesa ai motti profetici assegnate alle stesse da due fonti letterarie: le Divinae Institutiones di Lattanzio, e la già citata opera del domenicano Barbieri, che influenza maggiormente l´iconografia delle Sibille dell´arte cinquecentesca romana.
In Italia l´iconografia della seconda metà del Trecento, è rappresentata soprattutto dalla leggenda della Sibilla Tiburtina e di Ottaviano Augusto, diffusa dalla circolazione dei Mirabilia e della Legenda Aurea. Un esempio significativo è rintracciabile nella omonima tavola di Paolo da Venezia eseguita nel 1348. La fortuna di questo tema, prosegue fino allo scorcio del quattrocento e troviamo, a tal proposito, numerose rappresentazioni anche collegate al ciclo delle Sibille, come nel caso della Cappella Sassetti di S. Trinità ad opera del Ghirlandaio. Nella Villa Carducci, a Legnaia, Andrea Del Castagno dipinse, tra il 1450 e 1451, una cronaca figurata con gli uomini illustri fiorentini inserendo, vicino alle figure di Ester e Tomira la Sibilla Cumana. Altro esempio di committenza palaziale con raffigurazione di Sibille è il caso della committenza di affreschi ad opera del Cardinale Giordano Orsini nel celebre Palazzo distrutto dai Colonna.
Le decorazioni romane che vedono la partecipazione delle Sibille trovano accoglienza nei lavori per l´appartamento Borgia del Pinturicchio, conclusasi intorno al 1493. Le dodici lunette Borgia sviluppano il tema della profezia nell´attesa del Messia. La Sibille che esaltano l´avvento della Vergine, e i Profeti quello di Cristo, vengono a rappresentare una sorta di Zodiaco governato dai sette pianeti cui fa capo l´Astronomia. La parte centrale del soffitto sviluppa temi ornamentali desunta dalla Domus aurea.
Le Sibille di Michelangelo nella Cappella Sistina sono corredate di nome, che ne permette l´immediato riconoscimento, ma non li correda di cartiglio. Il Buonarroti, a circondare la fascia centrale con scene della Genesi, colloca i Profeti e le Sibille, scegliendo tra gli uomini delle Sacre Scritture i Profeti Zaccaria, Giona, Isaia, Giole, Geremia, Ezechiele e Daniele. Probabilmente l´artista ha fatto riferimento allo scritto del Barbieri. Da un´attenta lettura dell´opera del domenicano rinveniamo, infatti, che alla Sibilla Libica è dato l´oracolo sulla Creazione, alla Cumana sull´Unigenito, alla Delfica sulla Vergine Maria e alla Persica l´oracolo sulla Chiesa. Per il giudizio universale Michelangelo utilizzò l´oracolo attribuito alla Sibilla Eritrea che, secondo Eusebio di Cesarea, venne pronunziato da Costantino ad un´assemblea di Cristiani appositamente convocata.
In Santa Maria del Popolo, la volta affrescata dal Pinturicchio con l´Incoronazione della Vergine presenta al centro del clipeo l´Incoronazione della Vergine tra sette cherubini, ai lati della quale si dispongono i quattro evangelisti in clipei al cui fianco sono in scompartimenti a forma trapezoidale quattro Sibille, Il programma iconografico mariano è concentrato sull´Incarnazione della Vergine. Le Sibille rappresentate sono la Cimmeria, la Persica, l´Eritrea e la Delfica, che annuncia l´incarnazione del verbo su un cartiglio appeso ad un albero.
La prima commissione conferita a Raffaello da Agostino Chigi, databile tra il 1512 e 1513, pare fosse la decorazione della sua cappella in S. Maria della Pace. Qui l´urbinate decorò la parte superiore con quattro Profeti -Osea, Giona, Davide e Daniele- e la parte inferiore sopra l´altare, con Sibille e angeli. Raffaello seguì da principio la tradizione quattrocentesca, e sceglie gli angeli come veri portatori della profezia cristiana: gli angeli infatti mostrano alle Sibille le tavolette o i rotoli di pergamena con le iscrizioni, oppure le aiutano a scrivere le parole. La Sibilla che scrive sulla tavoletta il motto "egli avrà il destino della morte" ha gli occhi persavi si toccante tristezza, ma l´angelo le porta conforto. C´è gioia invece nello sguardo del putto con il messaggio "Verrà alla luce" e nella Sibilla a sinistra protesa verso la pergamena che annuncia la resurrezione dai morti. L´angelo dall´altro lato annuncia "Io aprirò e risusciterò", mentre il putto al centro innalza una torcia ardente certamente simbolo della vita eterna, dato che la torcia capovolta rappresenta tradizionalmente la morte.
Jacopo Mattei affidò la decorazione della cappella di suo patronato, ottenuta nel 1553, a S. Maria della Consolazione a Taddeo Zuccari. La decorazione della cappella presenta il ciclo della passione di Cristo e sul timpano in stucco sono ospitate due Sibille. A Taddeo si ascrive anche la cappella Pucci in Santa Trinità, databili al 1563. Stando alla testimonianza del Vasari, autore delle Vite degli artisti, Taddeo dipinse la Dormizione della Vergine, l´Assunzione ma non cita il terzo soggetto: Augusto e la Sibilla, forse realizzato dal fratello Federico.
La ricca decorazione, dell´Oratorio della Confraternita del Gonfalone, realizzata da più mani e iniziata intorno alla metà del XVI secolo e portata a compimento al termine del secolo, vede nella Passione di Cristo il tema che ricopre interamente le quattro pareti dell´ambiente. Nella banda inferiore trovano soluzione dodici episodi della vita di Cristo. Nella campata centrale della controfacciata è raffigurata la Madonna dei Raccomandati con la Trinità, mentre nella parete dell´altare sono descritte due coppie di Profeti e Sibille. Il registro superiore ospita dodici coppie di Profeti e Sibille, contornati da puttini che sorreggono i testi sacri. I quadri sono incorniciati da una serie di colonne tortili, sulle quali si immettono dell´edicole che accolgono figure allegoriche. I due registri sono separati da un architrave arricchito da un nastro rosso con festoni di fiori e frutta ove trova collocazione il simbolo del Gonfalone. La funzione delle Sibille non è solo decorativa, ma racchiude propositi dottrinali e attinenti alla teologia: l´opera della redenzione portata a compimento da Cristo è stata annunciata dai Profeti al popolo eletto e dalle Sibille ai pagani.
All´interno dell´oratorio di S. Giovanni Decollato sono inserite le rappresentazione della Sibilla Cumana e ella Sibilla Persica forse opera del Roncalli negli anni ´80 del ‘500.
Esistono nella Roma cinquecentesca esempi di decorazione absidale che includono Sibille come nel sottarco absidale di S. Marcello opera di G. Battista Ricci. Le Sibille sono identificate dal nome. Presenziano alle Storie delle Vergine la Persica, l´Eritrea, la Frigia e la Cumana.
La Biblioteca Vaticana, messa in opera da Sisto V è decorata, nella volta della Sala degli scrittori, da dieci Sibille attribuite in passato a diversi artisti e maestosamente sedute negli angoli su finte architetture.
Ancor sotto il pontificato di Sisto V, tra il 1585 e 1590, compaiono altre Sibille della chiesa di S.Spirito in Sassia: la cappella dell´Assunzione della Vergine, attribuita a Litardo Piccioli (1576-1578) presente due Sibille nell´arcone d´entrata che coronano episodi della vita di Maria.
L´iconografia della Sibilla nel Cinquecento mette in evidenza l´esistenza di un pluralismo di linguaggi artistici dovuti alla diversa formazione degli artisti che operarono a Roma nella prima parte del XVI. L´importanza degli assunti oracolari letti e revisionati dal Barbieri sul finire del XVI secolo determina un ben chiaro legame delle Sibille a specifici temi della dottrina cristiana.
Ben poche immagini, come quella della Sibilla, hanno avuto una fortuna iconografica di circa seicento anni, tra il Medioevo e il Rinascimento, in luoghi e momenti diversi, a seconda delle committenze religiose e laiche, ma sempre con un significato profondamente radicato nella storia culturale che l´ha ospitata.

«La Sibilla con la bocca della follia dà suono a parole che non hanno sorriso né abbellimento né profumo, e giunge con la sua voce al di là di mille anni, per il nume che è in lei». (Eraclito, Frammento n. 119)
 
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