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  14 Dicembre 2018
13/11/2014 di Alessia Brescia

La vita enigmistica, Sergio Ceccotti


Fino all´11 gennaio 2015 il Complesso dei Musei di Villa Torlonia esporrà le opere dell´artista romano Sergio Ceccotti, nella mostra intitolata La vita enigmistica.
In questa interessante retrospettiva, a risaltare sarà uno spiccato realismo pittorico. Le figure di Ceccotti, definite da colori brillanti, prendono forma in una indefinita successione di scene, quasi a voler raccontare allo spettatore un´unica storia. L´atmosfera è surreale, a tratti esoterica, e tuttavia ci restituisce numerose scene di vita quotidiana che si susseguono lungo un periodo storico ben preciso, che va dal 1958 al 2014. Come suggerito dal titolo della mostra, dietro alla riproduzione di spazi reali, è fortemente sotteso l´enigma.
Ogni immagine, per quanto nitida, semplice, evocativa, ci trasmette inquietudine. Potremmo quasi dire di essere davanti a delle scene noir, dove dietro allo schermo di una realtà apparentemente normale, si annida il mistero, quasi come nella messa in scena di un serie televisiva dei nostri giorni.
Ceccotti, nato a Roma nel 1935, si è formato presso l´Internationale Sommerakademie fur Bildende Kunst di Salisburgo. Il suo maestro sarà niente meno che Oskar Kokoschka, l´illustre artista austriaco che insieme a Egon Schiele contribuirà allo sviluppo del movimento espressionista Tedesco. La sua prima personale risale al 1960, presso la Galleria l´Albatro di Roma. Da allora Sergio Ceccotti sarà sempre alla ricerca di ambienti nuovi e stimolanti e il suo percorso non si fermerà con l´indagine sulle avanguardie Italiane. Ceccotti, infatti, non si rifà agli stili di Guttuso, fortemente realista, o all´astrattismo di Alberto Burri : la sua investigazione artistica affonda le proprie radici nell´espressionismo tedesco, nel quale si è formato, dove l´importanza espressiva sempre è accentuata dalla descrizione di emozioni assolutamente spontanee, nel tentativo di rendere soggettiva la realtà circostante e, al tempo stesso, veicolarla attraverso l´immagine in funzione di una denuncia politico-sociale. Perdendosi nei suoi quadri, tuttavia, affiorerà anche il ricordo dei quadri di Edward Hopper, geniale precursore della Pop Art americana, dove realismo, inquietudine e messaggio si incontrano nelle atmosfere rubate a quegli attimi di vita qualsiasi.
Lo spazio espositivo si apre con Cranio e bottiglia del 1958, Ricordo d´Olanda del 1959, Mare del nord I 1960 e Il signor S.(trittico) 1966. Nella seconda sezione possiamo osservare un quadro di particolare importanza nella carriera artistica di Ceccotti: si tratta di "Crisi" (trittico) del 1964. Quest´opera, dalla forte carica politica, raffigura la crisi sociale, e più in particolare la crisi umana, paragonabile alla disillusione che riecheggia nei giorni nostri.
I Quadri di Ceccotti sono anche la retrospettiva di una nascente società di massa, della grafica pubblicitaria, delle affiches di quegli anni; della riproduzione e resurrezione artistica di personaggi del cinema e del fumetto, come di Diabolik o King Kong, rievocando nello spettatore la suspense di un film di Alfred Hitchcock.
Ben due sale sono dedicate alle città che maggiormente hanno influito sul romanticismo distaccato, ma tangibile, dell´artista: Roma e Parigi. È il caso di opere quali Agosto in città del 2005, Malinconia Italiana del 2006, Mattina a via Condotti VI 2009; oppure quadri che evocano la vita parigina, come Voyage en métro 2006, o Le tunnel de l´Alma 2008.
"Nei quadri di Ceccotti- ha scritto Alberto Abate qualcosa sembra rinviato, dilazionato nello spazio-tempo che è e rimane immobile, i suoi personaggi attendono qualcosa, qualcuno addirittura guarda l´orologio. Il tempo rimane sospeso tra il "non avvenuto" e la minaccia inesprimibile di qualcosa che deve ancora avvenire; il passato ha cessato di essere e il futuro ancora non esiste, rimane solo un presente eternamente immobile".
 
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