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  14 Dicembre 2018
16/05/2014 di Marco Minuto

Omaggio al genio ed alla profezia di Pier Paolo Pasolini dalla "sua" Roma.


Dopo Barcellona e Parigi fino al 20 luglio al Palazzo delle esposizioni di Roma è protagonista la mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini, indimenticato poeta, regista e scrittore della Roma periferica e proletaria, dalla quale ha tratto spunto per alcune delle sue maggiori opere letterarie e cinematografiche. L´esposizione romana curata dal mai troppo rimpianto Gianni Bornia, grande conoscitore dell´opera di Pasolini, dallo spagnolo Yordi Ballo e dal francese Alain Bergala. L´esposizione romana è articolata in sei tappe cronologiche. Dall´arrivo dello scrittore nella capitale avvenuto nel 1950 fino al 2 novembre 1975, giorno nel quale viene assassinato sul litorale di Ostia, delitto dai contorni ancora oscuri. Il 1950 rappresenta l´anno dell´incontro tra lo scrittore Friulano, in cerca di una vita migliore e la città eterna. Per Pasolini fu immediato l´amore per la Roma proletaria e le sue borgate, attraverso le quali ebbe modo di scoprire, attraverso esperienze esistenziali, la bellezza di una stratificazione sociale non omologata ai modelli borghesi di quel periodo storico. Anche il lessico, conseguentemente, assume tratti popolari e dialettali, poiché la formazione giovanile avviene sulla strada dove, per vivere occorre rispettare le sue regole crudeli. Romanzi come "Ragazzi di Vita" del 1955 rispecchiano alla perfezione la visione pasoliniana di un tessuto sociale primitivo dove il soddisfacimento dei bisogni primari era il pensiero predominante. Altro anno di fondamentale importanza che troviamo all´interno della mostra è il 1957, dove l´ispirazione civile portò lo scrittore alla pubblicazione della raccolta "Le ceneri di Gramsci", nel quale il tema delle poesie è il rapporto tra passione ed ideologia, cuore e ragione e dove la visione immutabile e primigenia del popolo, viene identificata in memorie che lo riportano alla vita contadina della sua terra madre e alla vita delle borgate romane. Inoltre vengono messe in evidenza le contrapposizioni del cuore e della ragione dove la visione del popolo si scontra pesantemente a livello emozionale con la sua ispirazione marxista, che vorrebbe emancipare quello stesso mondo. Tutto ciò avrebbe comportato una modificazione del tessuto sociale di borgata da lui tanto amato, in quanto puro. La mostra ci offre un percorso creativo, letterario e cinematografico, oltre agli autoritratti e alla galleria immaginaria descritta in una poesia dei pittori che pasolini tanto amava : Morandi, Mafai, De Pisis. La mostra ci fa toccare con mano la straordinarietà dell´uomo Pasolini nel raccontare la città di Roma, con le sue contraddizioni ed i suoi pregi, come si evince dai set di "Mamma Roma" o "l´Accattone".Pier Paolo Pasolini è grande anche nel farci rivivere le proprie diversità, le sue idee rivoluzionarie in un periodo storico bigotto e molto chiuso, le stesse idee che lo portarono ad essere un letterato scomodo culturalmente dove la non accettazione del suo essere controcorrente fu la colonna sonora della sua esistenza.
"Scandalizzare è un diritto. Essere scandalizzati è un piacere" con questa dichiarazione rilasciata in una delle sue ultime interviste c´è tutto il suo genio creativo verso la scoperta di quello che è stato un mondo immortalato in bianco e nero a livello retinico, ma estremamente colorato in coloro che ne hanno ammirato il genio creativo che hanno reso Pasolini uno scrittore immortale ed uno dei maggiori protagonisti del novecento.
 
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