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  14 Dicembre 2018
24/05/2014 di Alessia Brescia

Pontormo e Rosso Fiorentino divergenti vie della "maniera"


Firenze ospita a Palazzo Strozzi le opere di due grandi maestri del Cinquecento, pionieri del manierismo pittorico, Giovanni Battista di Jacopo detto Rosso Fiorentino (1495-15540) e Jacopo Carrucci detto il Pontormo (1494-1557), artisti in grado di riprodurre sulla tela il modello dell´arte perfetta e di superare la bellezza della natura, anticonformisti e fautori della "maniera moderna", nuovo modo di intendere ed elaborare l´arte classica. Pontormo, che fu il pittore preferito dai Medici, e Rosso Fiorentino, che sarà ospite alla corte di Fontainebleau sotto la reggenza di Francesco I di Francia, sono l´uno l´alter ego dell´altro. Noti anche come gli "eccentrici fiorentini", a sottolineare il loro peculiare modo di trasgredire alle forme antiche, a detta del Vasari furono tra i primi ad acquisire "la bella maniera", superando il modello classico. Nel XVI secolo a Firenze coesistevano due grandi scuole, quella di San Marco, dominata da Fra Bartolomeo, e quella dell´Annunziata, dominata da Andrea del Sarto. E proprio nella scuola di Andrea del Sarto si formeranno il Pontormo e Rosso Fiorentino. L´intera mostra offre una selezione di oltre novanta opere, tra le quali troviamo anche quelle dei maestri Fra Bartolomeo e Andrea del Sarto, considerato dal Vasari il "pittore senza errori".La mostra è curata da Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi, e da Carlo Falciani, professore dell´Accademia di Belle Arti di Bologna. Il percorso pittorico, suddiviso in dieci sezioni, prende avvio con tre grandi affreschi della Santissima Annunziata, restaurati per l´occasione: Il viaggio dei Magi di Andrea del Sarto (1511), La visitazione del Pontormo (1514-1516) e L´assunzione del Rosso (1517). Un´opera straordinariamente suggestiva e di grande importanza storica è la Madonna intorno ai quattro santi (1518), prima pala d´altare dipinta da Rosso Fiorentino di cui il Vasari sottolineerà le "arie crudeli e disperate", perfetta testimonianza della volontà a rifarsi alle espressioni più dure e sofferte dell´arte toscana del Quattrocento. In questa opera emergono i caratteri propri del linguaggio del Rosso: colori accesi, una stesura pittorica irregolare e scabra, tocchi di luce, forme spigolose. Grande attenzione merita La Ccena di Emmaus (1525) del Pontormo, a detta del Vasari opera "veramente meravigliosa", dotata di un sorprendente naturalismo tanto nella definizione degli oggetti e dei volti dei commensali, quanto nello "spiccato luminismo" chiamato a caratterizzare la scena.Due sale dedicate ai ritratti, una per il Pontormo l´altra per Rosso Fiorentino, ci permetto di osservare similarità e divergenze tra questi due pittori, come nel caso di Ritratto di orafo (1518) uno dei primi del Pontormo, e Ritratto virile (1512-1513) di Rosso Fiorentino, dominati entrambi da due volti completamente assorti in un´attitudine pensosa, d´intensa malinconia, che sublima i personaggi sul piano della poesia e della meditazione filosofica. Ogni oggetto, ciascun dettaglio dell´abbigliamento, risultano carichi di valore simbolico e aggiungono spessore e personalità ai volti dei rappresentati.Nell´ultima sala troviamo Bacco Venere e Amore (1535-1539) del Fiorentino e Venere e Amore (1533) di Pontormo, anche queste opere assai simili per la scelta dei soggetti e la forte carica di erotismo che li attraversa. Lo stile prezioso ci mostra come questi due pittori (chiamati "gemelli diversi") traggono la propria ispirazione dalla medesima poetica.La mostra è iniziata l´otto marzo e si concluderà il 20 luglio 2014 a Firenze.
 
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